Il re del Bahrein libera 308 prigionieri politici, ma l’opposizione vuole più riforme
BAHREIN – Sono stati liberati 308 prigionieri politici per ordine del re Hamad bin Isa al-Khalifa, tra i quali anche 23 sciiti, accusati di aver tentato di sovvertire la monarchia sunnita di Manama. Gli ex-detenuti, arrestati a causa delle proteste popolari dei giorni scorsi, avevano denunciato maltrattamenti: un blogger, parlando con la Reuters, ha raccontato delle torture subite da parte delle autorità per ottenere informazioni riguardanti un presunto colpo di stato. Per la stessa ragione è stato condannato in contumacia, Hassan Mushaimaa, leader del partito d’opposizione estremista sciita Haq, il cui rientro in Bahrein è previsto nei prossimi giorni.
Gli altri esponenti dell’opposizione si sono dichiarati soddisfatti del rilascio dei prigionieri, anche se non hanno perso occasione
di ribadire quanto le riforme politiche rimangano fondamentali per tentare di ricucire i rapporti tra la maggioranza della popolazione sciita (70% del totale) e la minoranza dominante sunnita. Senza le promesse di una seria riforma politica “stiamo solo perdendo tempo”, ha dichiarato Ibrahim Mattar, leader del principale partito d’opposizione Wefaq, aggiungendo comunque che “lasciare che la gente esprima dissenso verso il regime è un passo positivo” nel confronto politico interno del Bahrein.
L’ondata di proteste che ha colpito il nord-africa è, infatti, arrivata a pieno titolo anche a Manama, il cui governo è uno stretto alleato dell’Arabia Saudita, preoccupata anch’essa che la rivolta contagi la sua comunità sciita, e degli Stati Uniti, lo stesso segretario di Stato Hillary Clinton ha lodato re Hamad per la liberazione dei prigionieri e per aver concesso ai manifestanti di mettere in atto proteste pacifiche. La V Flotta della Marina Usa ha un tranquillo approdo in Bahrein per svolgere i suoi compiti di pattugliamento dello stretto di Hormuz e il piccolo emirato, oltretutto, si trova in una posizione strategica fondamentale per gli americani anche per mantenere alta la pressione sull’Iran, paese che si affaccia sulla sponda opposta del Golfo Persico.
La rivolta nel regno di re Hamad è dunque tenuta sotto l’attento controllo sia di Washington che di Riyad, così come, interessato all’evolversi della situazione, è il governo di Londra, sotto accusa per aver concesso nel 2010 l’autorizzazione per la vendita di armi destinate proprio a Bahrein, Libia e Algeria.








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Guarda cosa dicono gli altri...[...] dal governo di Manama e un appello da parte del re Hamad verso il suo omologo saudita, Abdullah. In seguito alla recente ondata di proteste che ha investito il Bahrein e agli scontri, che si susseguono sempre più violenti, tra i manifestanti sciiti e la polizia del [...]