Il momento di rialzare la testa
TOKIO – Un’altra esplosione è stata prodotta dall’impianto nucleare di Fukushima. Gli effetti collaterali del terremoto, purtroppo, non sono ancora finiti. Il governo, nel mentre, rassicura la popolazione assicurando che non vi sono ulteriori crescite di radiazioni e questa opinione viene condivisa anche da fonti scientifiche. Il paragone con Chernobyl, quindi, per ora non è assolutamente da considerarsi valido.
L’esplosione, avvenuta nella giornata di oggi, ha coinvolto il reattore numero 3, dopo che due giorni era toccato al numero 1. Il sisma ha distrutto l’impianto di raffreddamento ma le esplosioni sono ancora a rischio perché i cuori dei vari reattori sono ancora intatti. E così cambia il ruolo dell’acqua marina: negli ultimi giorni mortale a causa dello tsunami, ora utilissima perché in grado di raffreddare le camere dove è situato il materiale radioattivo.
Il governo, allora, continua a tranquillizzare l’opinione pubblica. Il livello di radiazioni non è cresciuto, anche se, purtroppo, nove operai sono rimasti feriti nella deflagrazione. Intanto 500 persone, residenti nell’area intorno al reattore per un raggio di 20 chilometri, sono state evacuate e si aggiungono alle 210 mila dei giorni scorsi.
Tocca agli esperti, interrogati sulle possibilità di disastri ambientali, minimizzare la situazione. Intanto a differenza di Chernobyl, Fukushima ha delle stanze di contenimento, che già di per sé contengono i danni. Inoltre i reattori sono stati spenti e, quindi, la fissione nucleare è ferma. A Chernobyl una fissione nucleare senza controllo portò all’esplosione e alla susseguente diffusione di polveri radioattive in mezza Europa. La verifica che desta maggiori preoccupazioni è proprio quella del raffreddamento: se l’impianto non dovesse funzionare si potrebbe verificare una fusione dei contenitori. In questo momento, 22 persone sono sottoposte a cure per l’avvenuta esposizione al pericolo radioattivo. Una situazione grave, ma certamente sotto controllo rispetto al 1986 quando i rischi del contagio si svilupparono in tutta l’Europa dell’est e non solo.
Dopo le dichiarazioni del premier Naoto Kan, che ha definito la situazione allarmante ma sotto controllo, il governo ha consigliato alla popolazione di non andare al lavoro o a scuola per non sovraccaricare ulteriormente il sistema dei trasporti. Nella capitale si sentono ancora scosse di assestamento e il pericolo di ulteriori gravi sismi è dietro l’angolo. Nelle prime stime il governo ha previsto che le spese per la ricostruzione si aggirano su diverse decine di miliardi di dollari americani. Un’altra grande sfida per il Paese del Sol Levante per quella che è stata definita dai giapponesi come “la più severa crisi dalla Seconda guerra mondiale”.








Oltre che dedicare un pensiero al popolo giapponese, mai come in questo momento, è importante fornire informazioni corrette e obiettive sui rischi nucleari. Le notizie che si susseguono possono essere sono facilmente manipolate da chi è pro o contro il nucleare. Io vorrei capire bene per poter valutare serenamente se nel mio paese il nucleare possa essere una scelta possibile o meno.
Una cosa però mi preoccupa moltissimo : il fattore umano. In Italia chi realizzerebbe le centrali ? quelli che riescono ad aggiudicarsi appalti in modo mafioso? che garanzia di sicurezza del luogo e dell’impianto avremmo con questa gente spregiudicata e le pastoie politiche per gestire impianti così importanti?
Cara Isabella,
queste riportate sono le notizie giunteci dal governo giapponese. I pareri scientifici sono forniti, invece, da alcuni studiosi di un centro scientifico di Camberra in Australia. Attendiamo maggiori notizie per poter donare una verità inequivocabile e non quella “più comoda”.
Riguardo le sue preoccupazioni per la situazione italiana: alla prima domanda ha dato una risposta da sola con la seconda questione posta. Non ipotizzabile, però, che la costruzione sia affidata a ditte solo italiane, molto più probabile un intervento dall’estero, Francia in primis. Alla terza domanda, invece, riguardo le garanzie: purtroppo non ne abbiamo alcuna.