Aggiornamento streaming dalla Libia: i ribelli alla volta di Sirte

Sono cadute l’una dopo l’altra. L’avanzata dei ribelli sembra inarrestabile: dopo Ajdabiya, Brega, Ras Lanuf, con annessi pozzi petroliferi, secondo fonti non confermate, stanotte gli insorti sarebbero entrati a Sirte, la città dove Muammar Gheddafi è nato. Un’avanzata, ovviamente, facilitata dai raid aerei della coalizione internazionale che nel week end ha colpito tutti i centri costieri della Libia contesi tra i ribelli e il raìs. In poco tempo sono state distrutte colonne di carri armati, aerei, depositi di munizioni, consentendo, così, ai rivoltosi di farsi strada più agilmente. Un giornalista sul posto, citato dalla Bbc, riferisce che Sirte, dove sono state registrate nove potenti esplosioni questa mattina, è ancora sotto il controllo del governo di Tripoli.

Da Odyssey Dawn a Unified Protector, il passo è stato breve. Questo è il nuovo nome della missione militare da quanto la Nato è entrata ufficialmente nel conflitto. Entro un paio di giorni il totale controllo delle operazioni passerà nelle mani dell’Alleanza atlantica. Dati provenienti dal Pentagono confermano che il 60% dei raid contro le forze lealiste sono state messe in atto dagli americani. Nonostante questo, non ci sono state perdite considerevoli tra le milizie di Gheddafi che, anzi, hanno retto sin troppo alla pressione delle forze di coalizione. Basti pensare alla città di Misurata, ancora tenuta sotto d’occhio dai cecchini lealisti, e nella quale, appena gli aerei alleati si ritirano, rispuntano i carri armati lealisti neanche fossero topi.

Sirte funge, a ora, da punto di non ritorno per questa guerra. Nella sua città natale, infatti, Gheddafi può fare leva sulla popolazione, a lui leale. Una volta arrivati i ribelli, però, questa realtà sarebbe tutta da verificare. È innegabile, comunque, che la presa di Sirte potrebbe rivelarsi complicata e cruenta per i ribelli, e questo favorirebbe una nuova avanzata delle forze lealiste.

Nella comunità internazionale continuano, intanto, i lavoro diplomatici in vista del vertice di domani a Londra. Gheddafi, d’altronde, negli ultimi giorni ha iniziato a inviare una serie di messaggi pacifici al mondo occidentale, parlando di dialogo e scaricando ai ribelli ogni responsabilità del conflitto. Un passo ben diverso rispetto a “sarà un inferno”. Notizia di ieri è il piano proposto dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, che garantirebbe al Colonnello un elisio controllato e nessun rischio per la propria incolumità. La Turchia ha teso la mano al piano italiano, dopo aver accettato malvolentieri l’intervento Nato. Diversamente si comporta il governo libico che ha parlato di “civili innocenti come obiettivo dei raid aerei” condotti dalla coalizione internazionale. E’ questa l’accusa formulata dal portavoce del governo libico a Tripoli, Ibrahim Moussa, che ha accusato l’alleanza occidentale di andare oltre il proprio mandato di proteggere i civili, come stabilito dalla Risoluzione 1973 votata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Con l’ingresso dell’Alleanza atlantica, sono stati implementati altri dettagli all’operazione. La no-fly zone è stata rinforzata con un supporto che permette di attaccare la catena di comando del governo libico. È stata, per ora, esclusa, invece, dal governo inglese la possibilità di armare i ribelli con nuove armi: sarebbe una violazione dell’embargo internazionale dice il ministro degli Esteri William Hague. Possiamo credere a queste parole se teniamo in considerazione che le Sas, le forze speciali d’intelligence britanniche, sono sul suolo libico da un mese? In attesa di sapere la risposta, si guarda con attenzione alla città di Sirte: qui si decide una grossa fetta di questo conflitto.

Segui la diretta streaming su Al Jazeera English

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