AAA cercasi Unione Europea

L’ondata di rivolte che ha colpito nord Africa e Medio Oriente è giunta negli ultimi giorni in Siria. Anche la Giordania, dove la settimana scorsa ci sono state della avvisaglie, è a rischio. Dopo il Maghreb è il turno del Mashreq, inteso come la regione a est del bacino del Nilo. Negli ultimi due mesi l’Europa si è esposta, chi più, chi meno, prendendo una posizione riguardo questa situazione. L’intervento in Libia vede, infatti, due Stati europei, Francia e Gran Bretagna, a guidare la coalizione interventista. Ma il dettaglio più interessante è che, benché quasi tutti i Paesi intervenuti sul fronte libico (esclusa la Norvegia), o comunque operativi per trovare una soluzione diplomatica (Germania), facciano parte dell’Unione europea, sia mancata proprio da parte di questa entità politica una linea chiara e precisa riguardo la situazione. Gli Stati nazionali hanno preso il sopravvento senza neanche pensare ad agire come Paesi membro del grande colosso europeo.

La questione è diventata ancora più complessa quando, negli ultimi giorni, la Nato ha preso il controllo delle operazioni, con

Il presidente della Commissione europea Manuel Barroso e il presidente francese Nicolas Sarkozy

esiti ancora tutti da verificare e la presenza dei vari rappresentanti europei ai vertici tenutisi a Bruxelles, è diventata quanto mai nulla. Lo stesso Nicolas Sarkozy, tra le tante “sparate degli ultimi giorni”, li ha definiti “i nostri impiegati”: parole forti, ma sono così distanti dalla realtà? Le figure più importanti sono Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, Herman van Rompuy, presidente del Consiglio, e ultima, ma in questo caso non meno importante, Lady Catherine Ashton, nelle vesti di “miss” Pesc, ossia il rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione.

L’assenza di queste figure sul piano diplomatico ci permette di marcare una netta separazione dell’Ue rispetto agli avvenimenti del Mediterraneo, nonostante, di fronte a situazioni simili che peraltro coinvolgono direttamente l’Europa, ci si dovrebbe attivare soprattutto per tenere a bada i più “volenterosi” dei suoi membri. In queste ultime settimane, infatti, si è sviluppata e palesata la nuova tendenza francese: alleanza con gli inglesi e marcato distacco con la Germania. L’Italia stessa ha deciso di accodarsi ai tedeschi per cercare di spezzare sul nascere la verve di questa nuova alleanza. Con quali risultati lo scopriremo nei giorni a seguire, soprattutto in termini di coesione, fattore che per un organismo sovranazionale è fondamentale.

La guerra in Libia e, più in generale, tutta la situazione di crisi che coinvolge l’area mediterranea ha mostrato che l’Ue non è un interlocutore valido, in quanto non si pone neanche come interlocutore stesso. Un interlocutore ha una posizione univoca, che è valida e riconosciuta da tutti coloro che lo seguono. L’azione dei vari Paesi membri, invece, è totalmente discordante: dall’interventismo pesante di Francia, Gran Bretagna e, suo malgrado, dell’Italia, praticamente costretta a fornire le proprie basi, si passa a situazioni come quella della Germania, il Paese forte dell’Ue che si è totalmente fatta da parte all’inizio, anche se si prepara a rientrare in ballo per gestire la questione diplomatica. Ma anche con gli “attori di secondo piano” non è andata diversamente. La Svezia ha votato la risoluzione 1973 dell’Onu ma ha indissolubilmente legato la sua partecipazione militare al comando della Nato. Il Belgio ha fornito degli aerei ma certamente è più interessato alla propria politica interna: manca una guida politica da sei mesi e i venti secessionisti delle varie regioni non hanno smesso di soffiare. L’apporto di Danimarca, Spagna e Grecia alla coalizione è stato molti vicino allo zero. Una linea politica che potremmo definire univoca? Assolutamente no. L’Unione europea si conferma un’entità assolutamente non valida dal punto di vista politico, ma, solamente in parte, utile sul piano economico.

 

Un grafico delle esportazioni di petrolio libico prima dell'inizio della guerra

Questa di oggi, infatti, è una reale prova di inconsistenza. La crisi del Mediterraneo è un “test” che proprio l’Ue, per le ripercussioni che questa avrà sui suoi Stati membri, non poteva fallire. Quali sono, per esempio, le posizioni dei rappresentanti leader sopracitati riguardo la possibilità, minima, di rappresaglie terroristiche di Gheddafi nei confronti dell’Europa, o ancora, più realisticamente parlando, di fronte all’ondata di immigrati clandestini, la vera arma del Colonnello, che investiranno il continente creando tensioni interne nei vari Stati membri? Guardando oltre: al momento in cui ci sarà da rimettere insieme pezzo per pezzo la Libia, quale sarà il ruolo dell’Ue? Sarà in grado di assurgere a quel ruolo di leadership-controllo che possa tenere a bada le pulsioni conquistatrici dei vari Paesi, Francia in testa? Sarkozy, infatti, sembra bramare ardentemente le risorse energetiche di Tripoli. Quelle che, sino a ieri, arrivavano a noi. E quelle che, da oggi, interessano a tutti: Cina, Russia e India da tempo agiscono per diventare i principali punti di riferimento dei vari Stati africani ricchi di risorse, e le cui potenzialità, se sfruttate, sfuggono probabilmente solo a Bruxelles e dintorni.

 

 

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