Libia: il ministro degli Esteri abbandona il regime
Un taglio con il regime. Così ha parlato l’oramai ex ministro degli Esteri libico Mousa Koussa ai funzionari del Foreign Office britannico. Koussa era arrivato nella serata di mercoledì, sorprendendo un po’ tutti, e un portavoce dalla Libia aveva dichiarato che non si trattava di un atto di diserzione ma di una missione diplomatica. La smentita è arrivata inesorabile: Koussa ha detto di non essere più disposto a lavorare per il regime di Muammar Gheddafi.
Tutto questo mentre la logorante situazione libica prende l’ennesima piega negativa per i ribelli: ricacciati da Brega e dal giacimento di Ras Lanuf, i rivoltosi tengono ancora la città di Misurata ma continuano a subire gli attacchi delle truppe lealiste.
Secondo un portavoce del Foreign Office britannico, Koussa è arrivato a Londra all’aeroporto di Farnboroough, a ovesti di Londra, mercoledì sera dichiarando immediatamente di essersi dimesso. Moussa Koussa era una delle figure che da più tempo affiancavano il Colonnello al governo libico e il suo ruolo era quello di rappresentare il regime a livello internazionale. Il portavoce ha, inoltre, incoraggiato gli altri funzionari ancora vicini a Gheddafi ad abbandonarlo per permettere una transizione politica e una riforma che soddisfi le aspirazioni del popolo libico. I servizi segreti britannici, in effetti, puntano molto sulla profonda conoscenza che hanno del regime per poterne così provocare la caduta il più velocemente possibile. Questa diserzione dal proprio ruolo governativo fa seguito a quelle di altri cinque funzionari diplomatici libici che, secondo il ministro degli Esteri britannico William Hague, erano stati espulsi dal Paese.
Gli inviati della BBC, intanto, rendono noto che ad Ajdabiya, nella città della costa orientale, i ribelli non sono più in grado di competere con la disciplina e la potenza di fuoco delle forze pro Gheddafi. L’ennesimo cambio di rotta nel corso della crisi dopo che i ribelli nel fine settimana avevano conquistato una serie di città lungo la costa, grazie anche alla collaborazione degli aerei della coalizione.
Secondo il Generale Suleiman Mahmoud, il secondo in comando per le forze dei ribelli, c’è bisogno di tempo, pazienza e aiuto per organizzare meglio le proprie forze: “Il nostro problema è che abbiamo bisogno di aiuto: comunicazione, radio, armi”. Il comandante, inoltre, ha specificato che i ribelli, nelle varie schermaglie, avevano una strategia di combattimento, ma non sempre si è riusciti a farli obbedire agli ordini. Nel mentre è arrivata la condanna di Human Rights Watch che ha accusato le forze lealiste per l’uso di mine anti-uomo e anti-veicolo durante il conflitto in corso. Tutto ciò dopo la scoperta di diversi depositi di questi ordigni a est di Ajdabiya.
Le mosse della coalizione, intanto, continuano verso la strada diplomatica. Ambasciatori americani e francesi saranno, a breve, inviati a Bengasi per incontrare il governo provvisorio dei ribelli. Una decisione presa dopo il vertice internazionale tenutosi a Londra: oltre ai diplomatici francesi e statunitensi saranno coinvolti anche i governi di Paesi arabi per aiutare e coordinare la Libia del post-Gheddafi. Usa e Gran Bretagna hanno spinto verso una nuova risoluzione Onu che autorizzasse la fornitura di armi ai ribelli libici per facilitare l’azione internazionale. Il premier David Cameron ne ha parlato anche in parlamento nella giornata di ieri: “La risoluzione 1973 consente tutte le misure necessarie per proteggere i civili e le aeree da essi popolati e, a nostro modo di vedere, non esclude necessariamente delle prestazioni di assistenza per favorire ancora di più questa azione di protezione. Non lo escludiamo, ma non abbiamo ancora deciso di farlo”. Una specifica un po’ superflua, quest’ultima, che alimenta i sospetti sull’azione inglese. Anche negli Usa i media hanno parlato di rapporti controfirmati dal presidente Barack Obama in cui si autorizzava il sostegno segreto per i ribelli libici. Nessun commento al riguardo da parte della Cia e dall’entourage della Casa Bianca. Per la serie: meglio tacere, che straparlare e smentirsi da soli.









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