Libia: l’Onu che chiede il cessate il fuoco e la Nato che non funziona
Misurata è sotto assedio da 40 giorni, senza acqua, elettricità e carburante. Le forse lealiste di Gheddafi sono accusate di farsi
scudo con i civili e di aver sistemato l’artiglieria pesante in mezzo ai palazzi per evitare gli attacchi aerei. Valerie Amos, sottosegretario per gli affari umanitari dell’Onu ha dichiarato: “La situazione sul campo è critica per molte persone che hanno bisogno di cibo, acqua potabile e aiuti medici. La possibilità di lasciare la città è diventata ormai una questione di vita o di morte. Abbiamo bisogno di una tregua temporanea per consentire alle persone di mettersi al riparo”. Così come tra Brega e Ajdabiya, anche a Misurata sembra che il fronte non si muova di un centimetro, causando solo morte e sofferenza tra i civili.
A questo proposito l’Onu ha ufficialmente chiesto un cessate il fuoco nella città portuale per poter aiutare la popolazione ed evacuare i feriti. La Nato ha spalleggiato la richiesta dell’Onu, dicendosi pronta “a fare tutto il necessario per proteggere i civili”. Ma intanto non si fermano i bombardamenti degli aerei occidentali sulle posizioni delle forze pro-Gheddafi a Misurata, Brega, Tripoli e Ajdabiya, dove, stando alla Bbc, le bombe dell’Alleanza Atlantica avrebbero ucciso 23 oggi persone. Un comandante ribelle ha detto alla Bbc di aver visto almeno quattro missili cadere in mezzo ai ribelli, in quello che sembra essere un ennesimo tragico errore da parte degli aerei Nato. La rabbia dei militanti è comprensibile, anche perché il fronte di Ajdabiya è fondamentale per la loro avanzata. Sempre ai microfoni della Bbc un cittadino di Bengasi dichiara: “Gli alleati e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ci dovrebbero permettere di armarci. Noi non vogliamo niente, se non essere armati per difenderci da soli contro questo dittatore fascista”.
Proprio da Ajdabiya, intanto, migliaia di civili fuggono verso nord, lasciandosi alle spalle una città che, se le cose non si muoveranno nei prossimi giorni, potrebbe diventare un’altra Misurata. Secondo Al Jazeera, invece, a Brega i ribelli starebbero riuscendo nell’impresa di respingere le truppe lealiste, le quali però non sono affatto intenzionate ad arrendersi. Intanto anche, a Brega, si registra la morte di cinque persone sempre a causa proprio del fuoco amico Nato.
Insomma, se inizialmente gli aerei della Nato erano stati chiamati come si chiamano gli angeli protettori, ora quegli stessi aerei vengono visti con paura e sempre più spesso tanto la popolazione, quanto gli insorti, non capiscono la violenza degli attacchi occidentali. Abdel Fattah Younes, ex-generale di Gheddafi, ora comandante delle forze ribelli non è pacato nel criticare l’operato della Nato: “Non ci ha dato quanto volevamo. Le Nazioni Unite ce l’hanno imposta sulla testa, ma non ha fatto nulla”. Così ha dichiarato mercoledì Younes durante una conferenza pubblica, aggiungendo: “Se vuole liberare Misurata deve muoversi, ma avrebbe dovuto farlo prima. In più ha ucciso molti civili”. Queste le pesantissime parole di Younes che si chiede infine: “Chi è la Nato? Cosa sta davvero facendo?”
In effetti Younes non è l’unico a porsi questa domanda. Molti analisti politici in questi ultimi tempi hanno speso fiumi di parole per dare una risposta concreta che, finora, ancora non è arrivata.









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Guarda cosa dicono gli altri...[...] l’errore, senza chiedere scusa a nessuno. Questa la posizione della Nato sull’incidente di Brega (VIDEO) espressa dal contrammiraglio Russel Harding, vicecomandante dell’operazione Unified [...]