Libia: le critiche alla Nato e il fallimento della road map africana (VIDEO)
Da Parigi e Londra si leva una sola voce: la Nato deve bombardare di più. Alain Juppè, ministro degli esteri francese, ha dichiarato alla radio francese: “Ha voluto [la Nato, ndr] prendere la guida delle operazioni, noi lo abbiamo accettato. Oggi deve giocare il suo ruolo, che significa evitare che Gheddafi usi armi pesanti per bombardare la popolazione”. A fare eco a Juppè, il suo omologo britannico William Hague, il quale ha ribadito la necessità da parte della Nato di incrementare il numero di attacchi e, conseguentemente, da parte degli altri Paesi che partecipano alle operazioni in Libia di mettere in campo un numero di aerei almeno pari a quelli britannici.
Ultimamente la Nato non gode certo di buona fama tra i ribelli libici. Almeno 20 militanti di Bengasi sono stati uccisi per errore in due raid aerei dell’Alleanza e oggi la tv libica sotto il controllo di Gheddafi ha annunciato che un ennesimo errore degli occidentali avrebbe causato altri morti tra i civili nella cittadina di Kikla, a sud di Tripoli. Pur non essendo confermata, la notizia è comunque un altro brutto colpo per la popolarità dell’Alleanza Atlantica. Finora l’eroe di Bengasi è stato e rimane Nicolas Sarkozy, il cui ministro degli Esteri continua a chiamare gli alleati alla guerra contro le truppe lealiste che usano “armi pesanti per bombardare la popolazione”. Nello specifico Juppè fa riferimento a Misurata, che si trova a 170 km a est di Tripoli. La città – che da quanto dicono i testimoni è desolata e sta per essere ulteriormente evacuata – è il fronte estremo dei ribelli. Se cadesse, Tripoli si ritroverebbe tagliata fuori da quanto accade tra Ajdabiya e Brega, altro fronte a sud-ovest di Bengasi.
La Nato ha risposto alle critiche franco-britanniche: “La Nato sta conducendo le sue operazioni militari in Libia con vigore
nell’ambito dell’attuale mandato. Il ritmo delle operazioni è determinato dalla necessità di proteggere la popolazione”. Istituzionalmente stizzita, la replica conferma un’impotenza tanto militare quanto diplomatica da parte dell’Alleanza, la quale si trova in balia delle correnti mediterranee provenienti alternatamente da Europa e Africa.
Nel video sottostante l’analista di Stratfor, Reva Bhalla, esamina i perché della precaria posizione della Nato e dell’esito negativo del processo di pace proposto dall’Unione Africana e dalla Turchia, accettato da Gheddafi, ma nettamente rifiutato da Bengasi, dove si continua ripetere che la caduta del rais è conditio sine qua non per la fine delle ostilità.
La paura è che, con i ribelli che non riescono ad avanzare verso Tripoli e i lealisti bloccati dai raid Nato sulle loro posizioni a Misurata e a Brega, per usare le parole di Moussa Koussa, ex ministro degli Esteri libico, ora riparato a Londra, la situazione potrebbe “precipitare la Libia in una guerra civile. Questo porterebbe altro sangue e la Libia diventerebbe una nuova Somalia”, senza vincitori né vinti, sia dentro che fuori dal Paese.









Ci piace il tuo post e noi di Vongole & Merluzzi pensiamo a tal proposito che l’uomo (politico) deve ritorvare la misura di se stesso nelle cose quotidiane!
Spero avrai modo e voglia di ricambiare la visita…fuori misura!
http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/04/30/fuori-misurata/