Shi Lang: il dragone marino di Pechino

La portaerei Varyag ora Shi Lang

La portaerei Varyag ora Shi Lang

Entro la prossima estate la Cina dovrebbe essere in grado di varare ufficialmente la sua prima portaerei. Il vascello Varjag della classe Admiral Kuznetsov, di produzione russa, fu comprato nel 1998 per 20 milioni di dollari dalla Cina ed è arrivato a Dalian nel marzo 2001. A dieci anni di distanza il governo di Pechino ha fatto girare sul web alcune foto della Varjag, apparentemente rimessa a nuovo e pronta per essere ribattezzata, pare con il nome Shi Lang, storico ammiraglio cinese, e messa in mare. Difficile pensare che con tutta l’attenzione rivolta dal governo cinese nei confronti della comunicazione e della segretezza che viene mantenuta sui programmi militari, le foto della portaerei ancorata nel porto di Dalian siano trapelate senza che nessuno lo potesse impedire. È pur vero che una nave di quelle dimensioni è complicata da nascondere, ma l’impressione è che la Cina voglia dare un segnale forte, sia ai concorrenti di quel gioco marittimo che è rappresentato dalle isole contese nel mar Cinese Meridionale (Spratly, Paracel, Diaoyu), sia all’India, principale avversaria per il controllo delle rotte commerciali provenienti dall’oceano Indiano.

Il varo della Shi Lang potrebbe dunque essere più una mossa politica che militare. Rendere operativa un’unità di quel tipo non è infatti così semplice: è necessario accompagnarla ad almeno altre tre unità di supporto, ma anche essere in grado di coordinare le operazioni tra queste unità, sia dal punto di vista tecnologico che operativo. Oltretutto difficilmente qualcuno dei grandi maestri della supremazia navale verrà in aiuto della Cina in questo, Stati Uniti in primis. Proprio l’ammiraglio americano Robert Willard, parlando ad una commissione del Senato, ha sostenuto che non c’è da “essere preoccupati” perché l’importanza della portaerei cinese sarebbe “largamente simbolica”. Ma per chi la messa in funzione della Shi Lang rappresenterebbe un simbolo? A dare una prima risposta a questa domanda è Lan Ning-li, ex ammiraglio della marina di Taiwan, il quale teme che la portaerei cinese sia un primo passo per un espansione delle attività militari di Pechino nel Pacifico meridionale, rendendo così Taiwan (indipendente dal 1949, ma da sempre rivendicata dai cinesi) esposta ai suoi attacchi. Anche per i giapponesi il costante aumento delle spese militari dell’ingombrante vicino continentale sarebbero un segnale inquietante, soprattutto, e la Shi Lang lo dimostra, se come sembra i fondi saranno utilizzati principalmente per ammodernare la flotta.

Quello che sembra essere il motivo reale della notizia trapelata (o fatta trapelare) del varo della Shi Lang, sarebbe l’intenzione di Pechino di avvisare i vicini asiatici e gli amici americani al di là del Pacifico (ma vicini anch’essi per gli interessi di Washington nel Sudest Asiatico), della volontà da parte della Cina di entrare nel club dei dominatori dei mari. Se già la flotta mercantile cinese si pone in testa a tutte le classifiche, quella militare, fino a qualche anno fa decisamente non all’altezza, sta venendo rimodernata ed ampliata ad un ritmo tale da impressionare anche gli osservatori americani.

Confini marittimi contesi nel mar Cinese Meridionale
Confini marittimi contesi nel mar Cinese Meridionale

La Cina vuole espandere il suo raggio d’azione navale. Per stessa ammissione di Pechino, le operazioni di difesa dei confini marittimi saranno rafforzate fino a 392 km dalla terraferma, includendo così il bacino del mar Cinese Meridionale, dove, oltre a passare un terzo del traffico mondiale di navi commerciali, si trovano ricche risorse naturali proprio sotto le isole contese. Oltretutto le navi militari cinesi sono arrivate, caso unico per la marina di Pechino, fino in Somalia per partecipare alle operazioni di messa in sicurezza del golfo di Aden contro i pirati. Ma non bisogna scordarsi nemmeno dell’accertato sviluppo da parte dei cinesi del caccia stealth J-20 e dell’entrata in servizio di numerose unità navali tra le quali anche sottomarini nucleari d’attacco e per il lancio di missili balistici.

Insomma, gli americani possono anche non dirsi preoccupati del varo della Shi Lang, ex Varjag, ma una cosa è certa. Quest’ultimo atto della rinascita navale cinese non lascia indifferente nessuno, anzi, chiunque non abbia ormai da molti anni il dominio dei mari si sta sentendo in dovere di aumentare le proprie spese militari per far fronte alla dinamicità cinese. India, Australia, Giappone e Taiwan in primis. E a questo punto è anche difficile pensare che gli Stati Uniti siano davvero così tranquilli come tentano di far trasparire.

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One Response to “Shi Lang: il dragone marino di Pechino”
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Guarda cosa dicono gli altri...
  1. [...] il recente incremento della spesa militare da parte di Pechino non aiuta ad attenuare i sospetti. L’entrata in servizio entro la prossima estate della portaerei Shi Lang e di altre unità navali, …, hanno scatenato una corsa alle armi in tutto il sud est asiatico. Il Vietnam in particolare ha [...]



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