Editoriale 22 aprile – Le rivolte in Medio Oriente: Kuwait

La primavera araba sta imperversando in tutto il Medio Oriente. Ma c’è uno Stato che, a oggi, non sembra ancora essere stato toccato da scossoni politici e proteste: è il Kuwait, il quale, nonostante le rivolte dell’area del Golfo ne abbiano intaccato la sfera economica, sembra essere fuori dalla faccia più violenta delle varie manifestazioni.

Per un Paese come il Kuwait e, ovviamente, per la sua guida, l’emiro Sabah al-Ahmed al-Jaber al-Sabah, una delle tematiche da tenere costantemente sotto controllo è il prezzo mondiale al barile del petrolio. Dalle esportazioni dell’oro nero, infatti, dipende tutta l’economia del piccolo Stato orientale che vanta riserve petrolifere pari a oltre 100 miliardi di barili, il 9% delle riserve globali. Con le esportazioni, poi, circa 2 milioni e mezzo di barili giornalieri, si tiene in piedi il 50% del Pil del Kuwait. Totalmente nulli sono stati i tentativi del governo del Paese di avviare ogni tipo di riforma per cercare di diversificare l’economia: il petrolio era e resta il fattore che fa da traino a tutte le dinamiche economiche e finanziarie del Paese, fornendo il 95% delle rendite totali dalle esportazioni.

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