Firmato l’accordo tra Hamas e Fatah, ora serve il riconoscimento internazionale

Da sinistra il presidente palestinese Mamhoud Abbas e il leader di Hamas Khaled Mashaal

Ieri è stato il giorno dell’accordo tra le fazioni rivali palestinesi di Fatah e Hamas (Qui il testo dell’accordo). Si tratta di un momento molto importante per la situazione politica dell’area israelo-palestinese che ha visto da quattro anni la spaccatura interna tra queste due entità. In questa occasione, il presidente palestinse Mahmoud Abbas, noto anche come Abu Mazen, ha spazzato via ogni critica riguardo l’accordo e ha, invece, trovato spunto per attaccare pesantemente il governo israeliano: “Noi rifiutiamo il ricatto, non è più possibile per noi accettare l’occupazione israeliana in terra palestinese”.

Dopo i fatti del giugno 2007, ieri il patto, stipulato nella capitale egiziana Il Cairo, ha sancito la creazione di un governo di transizione in vista delle elezioni nazionali del prossimo anno. Restano irrisolte, però, parecchie questioni fondamentali come, per esempio, chi sarà alla guida del nuovo governo e anche delle forze di sicurezza delle due fazioni, sinora in competizione. Inoltre, non c’è alcuna menzione riguardo i rapporti con Israele, la causa principale del crollo del precedente governo unito, con Abbas che, nonostante le dichiarazioni, si mostra sempre disposto a un patto che porti alla riconciliazione, mentre Hamas non ha intenzione di accettare l’esistenza dello Stato israeliano.

Il presidente palestinese si è mostrato critico nei confronti di Israele per la sua opposizione al patto, sostenendo che la riconciliazione è un affare interno allo Stato palestinese. Nel corso della giornata, Abbas si è successivamente recato in Germania, dove oggi incontrerà Angela Merkel. Proprio dal vertice della diplomazia tedesca, il ministro degli Esteri Guido Westewelle, è partito un messaggio di scetticismo riguardo il patto di unità: “Chiunque rifiuti con violenza il diritto a esistere di Israele non è un partner dal nostro punto di vista”. Chiaro. Il mediatore del patto è stato l’ex premier britannico Tony Blair il quale, a più riprese, ha indicato al nuovo governo che nascerà la via della non violenza e del riconoscimento dello Stato israeliano. Nonostante, infatti, il “cessate il fuoco” informale degli ultimi due anni, centinaia di razzi sono stati lanciati contro Israele dalla Striscia di Gaza, controllata da Hamas.

Blair è stato designato come mediatore in Medio Orente dal Quartetto, ossia Usa, Unione europea, Onu e Russia, e da questi attori passa il riconoscimento dell’Autorità palestinese che, però, in questo momento resta condizionata dalla linea dura di Hamas. L’intransigenza della fazione palestinese potrebbe mettere a repentaglio la possibilità per il nuovo governo di beneficiare di centinaia di milioni di dollari in aiuti internazionali.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Israele, per bocca del suo premier Benjamin Netanyahu, ha denunciato il patto proprio per i conti aperti con Hamas e i continui attentati suicidi e lanci di razzi contro obiettivi sul territorio israeliano. Durante un suo viaggio con destinazione Londra, Netanyahu ha parlato chiaramente al riguardo: “Cosa è successo oggi al Cairo è un colpo mortale per la pace e un grande premio per il terrorismo”. Il problema è che Israele non viaggia da solo: tutti, dagli Usa all’Unione europea considerano Hamas un gruppo terroristico. “Israele continua a volere e a cercare la pace, ma questa si può ottenere solo con dei vicini che vogliono anch’essi la pace. Quello che i nostri vicini cercano, invece, sono la distruzione di Israele e il terrorismo e questo non li rende partner per una possibile pace”.

La linea di Hamas, però, non sembra essere cambiata. Dalle parole di ieri del suo leader, Khaled Mashaal, non si è visto nessun segno di cedimento delle loro posizioni: “Siamo disposti a mettere in pratica il testo del patto. La nostra battaglia è con il nemico israeliano e non con le fazioni palestinesi”. Poco prima della cerimonia, inoltre, uno dei collaboratori diplomatici del presidente Abbas, Nabil Shaath, ha definito le richieste internazionali “ingiuste, impraticabili e prive di senso”.

I colloqui di pace tra Israele e Palestina si sono interrotti più di sette mesi fa in seguito alle vicende legate alla costruzione di un insediamento israeliano in Cisgiordania. Abbas ha dichiarato di non voler riprendere i negoziati sino a quando Israele non fermerà la costruzione di case sulle terre occupate rivendicate dai palestinesi. Con i colloqui di pace in fase di stallo, quindi, Abbas ha deciso di concentrarsi maggiormente sulle questioni interne palestinesi: un governo unitario, in primis, che renderà più facile la possibilità di realizzare il suo progetto di riconoscimento di uno Stato palestinese da parte delle Nazioni Unite.

Hamas e altre fazioni militanti palestinesi a Gaza hanno accettato di rispettare una tregua non ufficiale con Israele, ma non è chiaro quanto a lungo saranno in grado di rispettare questo patto. Hamas, infatti, negli ultimi mesi ha chiuso spesso un occhio quando altri piccoli gruppi combattenti si sono resi colpevoli del lancio di razzi sul territorio israeliano.

I funzionari di Fatah e Hamas si incontreranno presto per definire i dettagli del loro accordo, secondo quanto dichiarato dal capo della delegazione di Fatah, Azzam Al-Ahmed. Tutti i problemi, a suo dire, saranno affronti insieme, dalla formazione del nuovo governo, alla liberazione dei prigionieri, sino al termine delle rappresaglie di una parte contro l’altra. Yuval Diskin, capo del servizio di sicurezza Shin Bet di Israele, un’agenzia di intelligence per gli affari Interni, si è lanciato, invece, in una previsione dicendo che l’unità non durerà a lungo, sostenendo, inoltre, che Israele sarebbe disposto a mantenere la sua cooperazione con le forze di sicurezza del presidente Abbas.

L’accordo di unità ha fatto partire una serie di celebrazioni sia in Cisgiordania che nella Strscia di Gaza, alle quali i residenti hanno reagito, però, con un misto di eccitazione e cautela. A Gaza City, gli diversi abitanti sono usciti in auto suonando il clacson e sventolando le bandiere gialle di Fatah, sparite dalla circolazione da quattro anni. Altri ancora hanno mostrato l’icona del leader storico di Fatah, Yasser Arafat. Nella città di Ramallah, dove l’Autorità palestinese ha la propria sede, centinaia di persone, perlopiù sostenitori di Fatah, si sono radunati nella piazza centrale di Manara, con tanto di bandiere palestinesi e inni all’unità.


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10 Responses to “Firmato l’accordo tra Hamas e Fatah, ora serve il riconoscimento internazionale”
  1. I never would have thought how much information there was online about this!
    Thanks for making it simple to get the picture

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Guarda cosa dicono gli altri...
  1. [...] la riapertura dei rapporti con l’Iran e la sponsorizzazione dell’accordo tra Fatah e Hamas, firmato il 4 maggio proprio al Cairo, l’Egitto, scrive il quotidiano israeliano Haaretz, ha annunciato a Tel Aviv di voler ritrattare [...]

  2. [...] sono in pochi a chiedersi il perché della firma avvenuta al Cairo il 4 maggio tra Hamas e Fatah per concretare una riunificazione delle forze politiche palestinesi e tentare di [...]

  3. [...] regime siriano di al-Assad e l’acuirsi delle tensioni israelo-palestinesi, soprattutto adesso che Hamas e Fatah hanno firmato l’accordo per un governo unitario. Più che la giornata del ricordo per il dolore della creazione dello Stato di Israele, oggi è [...]

  4. [...] il rischio di non arrivare alla firma di un trattato di pace. Tutto ciò in seguito alla firma del trattato di unità nazionale da parte di Hamas e Fatah, dopo la vista di martedì a Washington del re di Giordania, Abdullah II e in vista di quella [...]

  5. [...] sulla questione israelo-palestinese non sembra essere per niente conciliante: già infastidito dal nuovo accordo tra Fatah e Hamas, le due fazioni principali della popolazione palestinese, il premier ha fatto capire dal tono del [...]

  6. [...] hanno dichiarato che l’apertura della frontiera è uno dei risultati ottenuti in seguito al patto di riconciliazione tra le due fazioni rivali palestinesi di Fatah e Hamas, al quale l’Egitto ha partecipato in veste di mediatore. Proprio la riapertura del passaggio è [...]

  7. [...] che sta attraversando nord Africa e Medio Oriente da cinque mesi. Tanto da dire, invece, sull’accordo di riappacificazione tra Hamas e Fatah, le due fazioni palestinesi più importanti, sul discorso del presidente americano Barack Obama [...]

  8. [...] per Gaza in riferimento anche agli sviluppi conseguenti alla riapertura del valico di Rafah e alla riappacificazione tra Hamas e Fatah in Palestina. Per la prima volta il governo ha suggerito all’IHH la strategia da adottare con somma felicità [...]



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