Hamas-Fatah, l’importante ruolo dell’Egitto in un accordo “forzato”

Non sono in pochi a chiedersi il perché della firma avvenuta al Cairo il 4 maggio tra Hamas e Fatah per concretare una riunificazione delle forze politiche palestinesi e tentare di dare un governo unitario al loro popolo. Le risposte sono ovviamente molteplici. Dalla caduta di molte sicurezze politiche e sociali in seguito alle rivolte del mondo arabo, alla necessaria rivalutazione di alcune amicizie strategiche, fino alla deposizione del presidente egiziano Hosni Mubarak e la notevole riduzione del potere militare e di intelligence del generale Omar Suleiman, buon amico di Fatah, ma critico poco velato di Hamas.

Khaled Mashaas Mahmoud Abbas

Khaled Mashaal e Mahmoud Abbas nei colloqui al Cairo

La possibile riapertura del valico di Rafah, che collega Egitto e Gaza, e la rinnovata verve politica dei Fratelli Musulmani al Cairo, stanno concedendo ad Hamas un nuovo spazio di manovra che sotto il regime di Mubarak gli era stato negato. Al tempo stesso è stata proprio Fatah a pagare il dazio maggiore. La fazione di Mahmoud Abbas, detto Abu Mazen, che governa la Cisgiordania, con la caduta di Mubarak ha perso un’importante alleato, non tanto dal punto di vista internazionale o nella lotta contro Israele, quanto proprio all’interno della Palestina. Il supporto egiziano per Ramallah, capitale della Cisgiordania, è stato fondamentale per mantenere una pressione, quantomeno politica, su Gaza e Hamas. In questo momento il gioco dei ruoli ha fatto sì che le posizioni si trovino invertite.

L’Autorità Palestinese, il governo presieduto da Abbas, non si oppone, infatti al riconoscimento di Israele, mentre per Hamas questo era e continua ad essere un punto fermo. Se negli anni precedenti la vicinanza di Abbas con Mubarak consentiva all’Autorità Palestinese di avere un peso all’interno del processo di pace tramite l’appoggio dell’Egitto nella mediazione con Israele, ora chi si guadagna l’ultima parola potrebbe essere Hamas e, difficilmente, si tratterà di una soluzione distensiva. La firma del 4 maggio sembra, dunque, dettata soprattutto dalla paura di Fatah di restare senza interlocutori e di Hamas di non cogliere un’occasione favorevole per prendere il sopravvento.

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Proteste palestinesi per la riunificazione politica tra Hamas e Fatah

Ma i perché di questo accordo non si riducono esclusivamente agli egoistici interessi delle due più influenti fazioni palestinesi. Dopo le rivolte popolari del mondo arabo, anche in Cisgiordania e a Gaza si sono verificate manifestazioni di protesta per un’unità, almeno sotto un singolo governo, dei due territori palestinesi. Quando a Gaza migliaia di persone sono scese in piazza, Hamas non ha lesinato violenze per sedare le proteste, tanto da destare sincera meraviglia quando al Cairo Khaled Mashaal, leader di Hamas, ha apposto la sua firma su un accordo tenuto segreto fino a quel momento. Il rischio per le due fazioni, ma per Hamas in particolare, di perdere la sfida di popolarità tra i cittadini palestinesi rappresenta un pericolo che né Abbas, tantomeno Mashaal sono disposti a correre. La firma sull’accordo, dunque, almeno come atto politico, andava apposta.

La creazione di un nuovo governo di unità nazionale, di transizione verso prossime elezioni, presenta, però, una serie di sfide durissime che segneranno di certo il prossimo futuro dei palestinesi. Chi sarà il presidente ad interim fino alle elezioni? Si parla del primo ministro dell’Autorità Palestinese, Salam Fayyad, il quale gode di un buon profilo anche a livello internazionale, ma potrebbe essere una figura troppo potente e sfuggevole alle prospettive politiche sia di Fatah che di Hamas. Si riuscirà a portare a termine, senza violenze e senza imbrogli, delle valide elezioni per un futuro governo eletto dal popolo palestinese? E infine, ma certo non meno importante, Hamas sarà in grado di far venire meno il principio di non riconoscimento di Israele, presupposto senza il quale nessun governo palestinese sarà mai riconosciuto dalla comunità internazionale?

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2 Responses to “Hamas-Fatah, l’importante ruolo dell’Egitto in un accordo “forzato””
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Guarda cosa dicono gli altri...
  1. [...] al patto di riconciliazione tra le due fazioni rivali palestinesi di Fatah e Hamas, al quale l’Egitto ha partecipato in veste di mediatore. Proprio la riapertura del passaggio è stato un incentivo messo sul piatto dalle autorità egiziane [...]



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