Libia: colpito il deposito di armi a Zintan, raid anche su Tripoli. L’obiettivo resta Gheddafi?

Il colonnello Muammar Gheddafi

La coalizione militare guidata dalla Nato ha lanciato nella notte una serie di attacchi missilistici sulla città di Tripoli diretti verso un compound in cui era situato il leader libico Muammar Gheddafi. Dei funzionari governativi libici hanno subito mostrato ai giornalisti stranieri presenti in loco come i raid abbiano provocato il ferimento di alcuni bambini: gli attacchi, infatti, sarebbero giunti presso un ospedale della capitale, dove alcune finestre sarebbero andate distrutte a causa delle onde d’urto provocate dalle incursioni. Sempre secondo uno di questi pubblici ufficiali: “La direzione di almeno uno dei missili lanciati verso il complesso suggerisce che Gheddafi è stato preso di mira”.

Non sono pervenute altre informazioni al riguardo, ma le esplosioni avvenute a Tripoli nella notte si sono verificate in un contesto di stallo nella guerra per spodestare il Colonnello da parte dei ribelli e il dilemma delle forze occidentali su come aiutare il fronte di Bengasi. Nella giornata di ieri, è stato confermato che la Nato ha bombardato alcuni depositi di armi del governo a sud est di Zintan, una città dell’ovest del Paese dove la situazione si sta aggravando. Secondo un portavoce dei ribelli, il deposito è composto da 72 hangar e nonostante le quattro incursioni aeree non si è in grado di accertare se tutti siano stati distrutti.

Le forze di Gheddafi hanno lanciato un forte attacco a Misurata in cui centinaia di persone sono morte nelle ultime settimane di scontri. A Tripoli, alcuni ribelli sono riusciti a organizzare una piccola rivolta nei sobborghi della capitale, secondo quanto riportato dal giornale dell’opposizione Brnieq, ma la voce non è stata confermata e il governo ha categoricamente negato che ciò sia mai accaduto.

Dopo due mesi di conflitto la situazione continua a essere bloccata su una divisione regonale con i ribelli che mantengono Bengasi e le città dell’est, mentre le forze lealiste al raìs controllano la capitale e gran parte del territorio occidentale. Portavoce governativi sono intervenuti più volte negli ultimi giorni riferendo che i libici supportano Gheddafi, che i ribelli sono criminali armati e militanti di al Qaeda, e, infine, che la Nato sta compiendo un atto di aggressione coloniale con l’intento di appropriarsi delle risorse petrolifere del Paese. Niente di nuovo all’orizzonte insomma.

La situazione di stallo pone le forze alleate, con Usa, Gran Bretagna e Francia in testa, di fronte alla scelta su come approfittare delle lacune del regime per fornire supporto ai ribelli senza incappare in sanzioni internazionali, vista per ora che l’Onu ha negato la fornitura di armi. Impossibile pensare che si cerchi di eludere segretamente il controllo delle Nazioni Unite, poiché se si venisse scoperti si rischierebbe di mettersi in totale contrapposizione con Cina e Russia. I due Paesi dell’est nel Consiglio di sicurezza dell’Onu possono esercitare il diritto di veto e sono sempre più critiche sull’operato della Nato sulle risoluzioni adottate che, sino a ora, non sono state in grado di proteggere i civili.

Il governo dei ribelli necessita di una potenza di fuoco e risorse superiori rispetto a quelle a disposizione ora, anche se lunedì è giunta notizia della vendita di petrolio per un valore di 100 milioni di dollari tramite una banca del Qatar. Intanto, restano in piedi scontri anche ad Ajdabiya e nel porto strategico di Brega, dove sono radicate le forze lealiste. Dopo il fallimento dei ribelli nel loro intento di raggiungere e rovesciare il governo di Gheddafi a Tripoli, la guerra si è focalizzata nelle città di Misurata, Zintan e in un’area tra il confine libico e la città tunisina di Dehiba. Misurata è considerata fondamentale per la presenza dell’aeroporto, oltre al fatto che proprio in questa città è giunta una nave noleggiata dalla Croce Rossa con rifornimeti medici, pezzi di ricambio per sistemi elettrici e idrici e alimenti per neonati.

In questa situazione di stallo, crisi e, soprattutto, totale confusione resta incerto il ruolo occidentale, e di chi si è posto alla guida dell’intervento in Libia: dopo due mesi non c’è stata una svolta, mancano gli accordi internazionali su come agire e i civili continuano a morire. Continuare nei tentativi di uccidere Gheddafi “in maniera casuale” sarà la pratica vincente?

Un cartina della Libia con le città degli scontri

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