Il ruolo della Siria negli scontri tra israeliani e palestinesi nel giorno della Naqba
Nel giorno della Naqba (il “disastro”), l’anniversario dell’esodo dei palestinesi durante la costituzione dello Stato di Israele 63 anni fa, si sono registrati violenti scontri tra le forze di sicurezza israeliane e i manifestanti musulmani. A Gerusalemme, in Cisgiordania e al confine con Siria, Libano e Gaza, l’esercito di Tel Aviv ha affrontato migliaia di palestinesi, causando numerosi feriti e almeno nove vittime. Il New York Times riporta che i maggiori scontri sarebbero avvenuti sulle alture del Golan dove centinaia di palestinesi hanno attraversato il confine libanese nei pressi del villaggio di Majdal Shams. L’esercito israeliano ha aperto il fuoco, uccidendo quattro manifestanti e ferendone molti altri. Nei pressi del valico di Erez con Gaza, molti manifestanti sono stati fermati dalle mitragliatrici israeliane e un ragazzo di 18 anni è rimasto ucciso. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, in un campo profughi in Cisgiordania i militari hanno disperso i manifestanti che lanciavano pietre con i lacrimogeni e lo stesso è successo nella città cisgiordana di Qalandiya. A Gerusalemme, invece, sono state lanciate due bombe incendiarie contro l’ospedale universitario Hadassah.
Tutti gli anni, durante la Naqba, si registrano attriti e scontri tra le due fazioni, ma quest’anno, complici le numerose rivolte nel mondo arabo e una massiccia propaganda via internet, sono stati coinvolti anche i molti palestinesi che vivono oltre i confini siriani e libanesi. Ali Baraka, rappresentante di Hamas in Libano, ha dichiarato: “I palestinesi non sono meno ribelli degli altri arabi”.
Per il portavoce dell’esercito israeliano, il generale di brigata Yoav Mordechai, dietro queste proteste ci sarebbero le mani di Iran, Siria ed Hezbollah, senza dimenticare la scontata partecipazione di Hamas. Anche se sul coinvolgimento dell’Iran sembrano esserci solo ovvi sospetti, così come su Hezbollah e Hamas, per quanto riguarda la Siria i sospetti diventano quasi certezze. Con Damasco impegnata a controllare i propri disordini interni, per il presidente siriano Bashar al-Assad era difficile trovare un’occasione migliore per sviare l’attenzione dal proprio Paese, almeno per un giorno e mandare un messaggio chiaro a Israele. Meno di una settimana fa, in un’intervista rilasciata al New York Times, Rami Makhlouf, uomo d’affari siriano e cugino del presidente, aveva esplicitamente avvisato che: “Se non c’è stabilità qui [in Siria, ndr], non c’è alcun modo che vi sia in Israele”. Volendo approfondire il concetto, si può dire anche che se non c’è stabilità in Siria, non c’è neanche in Libano e a confermarlo, oltre ai rinomati rapporti di collaborazione e finanziamento tra la Siria ed Hezbollah, vi sono anche le parole di Haytham Zaayter, analista libanese esperto della questione palestinese. “I palestinesi possono varcare il confine solo ottenendo il permesso dall’intelligence libanese”.
Questa giornata non sembra altro che una sintesi di tutto quello che può scatenare nel Medio Oriente un’eventuale caduta del regime siriano di al-Assad e l’acuirsi delle tensioni israelo-palestinesi, soprattutto adesso che Hamas e Fatah hanno firmato l’accordo per un governo unitario. Più che la giornata del ricordo per il dolore della creazione dello Stato di Israele, oggi è stata la giornata del promemoria, firmato Damasco e indirizzato a Tel Aviv, per ricordare cosa significhi avere quattro confini (Siria, Libano, Cisgiordania e Gaza) da proteggere contemporaneamente.









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Guarda cosa dicono gli altri...[...] che non dalle tensioni presenti al confine settentrionale, tensioni che, per altro, solo dopo i fatti del giorno della Nakba sono sfociate in atti di violenza. Oltre a ciò, per Israele un regime sunnita, l’eventuale [...]
[...] come nel caso del secondo tentativo da parte della Freedom Flotilla di arrivare a Gaza o della dura repressione nel giorno della Naqba nel maggio scorso, gli israeliani hanno stavolta dimostrato di essere disposti e aperti ad una trattativa. Netanyahu [...]