Reportage NYT: Una desert force segreta messa in piedi dal fondatore della Blackwater
Mark Mazzetti e Emily B. Hager scrivono per il The New York Times – International Herald Tribune del 14 maggio 2011 il reportage “Secret Desert Force Set Up By Blackwater’s Founder”.
Traduzione di Federico Di Gioia
Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti – In una notte dello scorso novembre, un aereo con a bordo decine di uomini colombiani è atterrato in questa scintillante capitale sulla riva del mare. Dopo esser stato trascinato in tutta fretta attraverso la dogana da un ufficiale dei servizi segreti degli Emirati, il gruppo si è imbarcato su di un anonimo autobus e ha viaggiato per circa 20 km fino ad un complesso militare spazzato dal vento in mezzo alla sabbia del deserto.
I colombiani sono entrati negli Emirati Arabi Uniti dichiarandosi come lavoratori edili. In realtà, erano i soldati di un esercito mercenario segreto a guida americana creato da Erik Prince, miliardario fondatore della Blackwater Worldwide, grazie ai 529 milioni di dollari dello sceiccato impregnato di petrolio.
Secondo gli ex dipendenti del progetto, funzionari americani e alcuni documenti aziendali ottenuti dal New York Times [una copia del contratto dal sito del giornale, ndr], Prince, il quale si è reinsediato qui l’anno scorso dopo che il suo business della sicurezza ha affrontato una montagna di problemi legali negli Stati Uniti, è stato assunto dal principe ereditario di Abu Dhabi per mettere insieme un battaglione di 800 membri di truppe straniere per gli EAU. I documenti dimostrano che il battaglione è destinato a condurre missioni speciali dentro e fuori il Paese, difendere gli oleodotti e i grattacieli da attacchi terroristici e affrontare le rivolte interne. Queste truppe potranno essere dispiegate nel caso in cui gli Emirati dovessero affrontare disordini nei loro affollati campi di lavoro o dovessero esserci contestazioni pro democrazia come quelle che sono dilagate attraverso il mondo arabo quest’anno.
Gli ex impiegati dicono che i governanti degli EAU, valutando inadeguati i loro militari, sperano anche che le truppe possano attenuare i toni aggressivi dell’Iran, il più grande nemico del Paese, sulla regione. Il campo di addestramento, collocato su una tentacolare base degli Emirati chiamata Zayed Military City, è nascosto dietro muri di cemento uniti dal filo spinato. Le fotografie mostrano file di identiche baracche gialle, utilizzate come caserme e mense, e un deposito dove si trovano veicoli Humvees e camion di benzina. Stando a quanto dichiarano gli ex impiegati e i funzionari americani, i colombiani, insieme a sudafricani e altre truppe straniere, sono addestrati da soldati americani in pensione, da veterani delle unità speciali tedesche e britanniche e dalla Legione Straniera francese. Appaltando i compiti critici della loro difesa ai mercenari – i soldati scelti dai re medievali, i duchi del Rinascimento italiano e dai dittatori africani – gli Emirati hanno dato inizio a una nuova era di affari d’oro per i contractors in tempi di guerra, un’era cominciata dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Basandosi su una forza in gran parte creata dagli americani, questi hanno introdotto un elemento volatile in una regione già ad alto rischio di esplosione, dove gli Stati Uniti sono generalmente guardati con sospetto.
Gli Emirati Arabi Uniti – un autocrazia con la brillantezza di un progressista stato moderno – sono strettamente alleati con gli Stati Uniti e i funzionari americani hanno sottolineato come il progetto del battaglione abbia avuto qualche sostegno anche a Washington. “I Paesi del Golfo, e gli EAU in particolare, non hanno molta esperienza militare. Avrebbe senso se cercassero al di fuori dei loro confini per un aiuto”, ha detto un funzionario dell’amministrazione Obama a conoscenza dell’operazione. “Potrebbero voler dimostrare che con loro non c’è da scherzare”.
Tuttavia, non è chiaro se il progetto abbia la benedizione ufficiale degli Stati Uniti. Esperti legali e funzionari del governo hanno detto che alcuni di coloro che sono coinvolti con il battaglione potrebbero infrangere le leggi federali che proibiscono ai cittadini americani di addestrare truppe straniere se non sono in possesso di una licenza rilasciata dal Dipartimento di Stato. Mark C. Toner, un portavoce del dipartimento, non ha voluto confermare se la società di Prince ha ottenuto questa licenza, ma ha dichiarato che il dipartimento sta indagando per capire se questo addestramento abbia violato le leggi americane. Toner ha sottolineato che la Blackwater (che ha cambiato nome in Xe Services) ha pagato 24 milioni di dollari di multe lo scorso anno per aver addestrato truppe straniere in Giordania e in altri Paesi nel corso degli anni passati. L’ambasciatore degli EAU a Washington, Yousef al-Otaiba, si è rifiutato di rilasciare una dichiarazione su questo argomento. Anche un portavoce di Prince non ha voluto fare commenti.
Per Prince il battaglione di stranieri è un coraggioso tentativo di reinventarsi. Egli spera di costruire un impero nel deserto, lontano dagli avvocati, dagli investigatori del Congresso e dai funzionari del Dipartimento di Giustizia, i quali, lui ne è convinto, hanno lavorato assieme per dipingere la Blackwater come sconsiderata. Prince ha venduto la società l’anno scorso, ma in aprile una corte d’appello federale ha riaperto il processo contro quattro guardie della Blackwater accusate di aver ucciso 17 civili iracheni a Baghdad nel 2007. Per contribuire a soddisfare le proprie ambizioni, la nuova società di Prince, la Reflex Responses, ha ottenuto un altro contratto multi milionario per la protezione di una serie di impianti nucleari in progetto e per fornire sicurezza informatica. Prince spera di guadagnare altri miliardi di dollari, ha sostenuto il suo ex dipendente, tramite la creazione di ulteriori battaglioni di truppe latino americane per gli Emirati e con l’apertura di un gigantesco complesso dove la sua compagnia può addestrare truppe per altri governi.
Sapendo che le sue imprese attraggono spesso le polemiche, Prince ha nascosto il suo coinvolgimento con il battaglione di mercenari. Il suo nome non è incluso nei contratti e in molti altri documenti aziendali e all’interno della società si è tentato a volte di nascondere la sua identità facendo riferimento alla sua figura con il nome in codice “Kingfish”. Ma tre ex impiegati, che hanno parlato in condizione di anonimato per via degli accordi di riservatezza, e due persone coinvolte nelle contrattazioni per la security hanno descritto il ruolo centrale di Prince. Gli ex dipendenti hanno detto che per reclutare i colombiani e gli altri soldati da mezzo mondo, i sottoposti di Prince hanno seguito la sua ferrea regola: non ingaggiare musulmani. Sui soldati musulmani, ha avvertito Prince, non si può contare quando c’è da uccidere i loro fratelli musulmani.
Un accordo vantaggioso
La scorsa primavera, mentre i camerieri passavano portando tazze di caffè turco nella hall del Park Arjaan della catena Rotana Hotel [ad Abu Dhabi, ndr], una piccola squadra della Blackwater e alcuni veterani militari americani parlottavano dei piani riguardanti il battaglione straniero. Armati di una valigia nera farcita di dirham, la moneta locale, per il valore di diverse centinaia di migliaia di dollari, il gruppo stava iniziando a pagare i primi conti.
La compagnia, chiamata generalmente R2, è stata resa proprietaria lo scorso marzo del 51% di una proprietà locale, un accordo commerciale consuetudinario negli Emirati. Gli ex impiegati hanno detto che ha ricevuto dagli EAU circa 21 milioni di dollari per il capitale iniziale. Prince si è accordato con lo sceicco Mohamed bin Zayed al-Nahyan, il principe ereditario di Abu Dhabi e il governatore de facto degli Emirati Arabi Uniti. I due uomini si conoscono da molti anni e l’idea di costituire un commando di stranieri per il suo Paese è stata un’idea del principe. Astuto e filo-occidentale, il principe è stato educato all’accademia militare di Sandhurst, in Gran Bretagna, ed ha stretto forti legami con ufficiali militari americani. Il principe è anche uno dei più accaniti falchi della regione per quanto riguarda l’Iran ed è scettico sul fatto che il suo gigantesco vicino dall’altra parte dello Stretto di Hormuz rinuncerà mai al suo programma nucleare.
“Vede la logica di guerra che domina la regione e questo modo di pensare spiega il suo impengo quasi ossessivo nella costruzione delle sue forze armate”, dice un cable dell’ambasciata americana ad Abu Dhabi del novembre 2009, ottenuto dal gruppo anti segretezza WikiLeaks.
Per Prince, 41enne ex membro dei Navy Seals, il battaglione è stata un opportunità per trasformare la sua visione in realtà. Con la Blackwater, la quale aveva firmato con il governo degli Stati Uniti contratti per la sicurezza per miliardi di dollari, Prince sperava di costruire un esercito a noleggio che potesse essere dispiegato nelle zone di crisi in Africa, Asia e Medio Oriente. Prince aveva proposto anche alla CIA di usare la sua compagnia per le operazioni speciali in giro per il mondo, ma senza risultato. Ad Abu Dhabi, che Prince ha lodato l’anno scorso in un’intervista su un giornale degli Emirati per il suo clima “pro-business”, egli ha ottenuto un’altra chance. Gli exploit di Prince, sia quelli reali che quelli vociferati, sono soggetto di febbrili discussioni nel mondo della sicurezza privata. Egli ha lavorato con il governo degli Emirati in diversi progetti negli ultimi anni, inclusa un’operazione di addestramento di soldati somali nella lotta ai pirati usando mercenari sud africani. Si è parlato anche del fatto che Prince, l’anno scorso, stesse tramando un piano per tappare il vulcano islandese che ha poi sputato cenere su tutto il nord Europa.
La squadra nella hall dell’hotel era guidata da Ricky Chambers, conosciuto come C.T., un ex agente del Federal Bureau of Investigation che ha lavorato per Prince per anni e di recente ha condotto un programma di addestramento di truppe afgane per una sussidiaria della Blackwater chiamata Paravant.
Chambers è stato tra la mezza dozzina di americani che hanno lavorato come top manager del progetto, guadagnando quasi 300mila dollari di compenso annuo. Stando a un documento amministrativo, Chambers e Prince hanno iniziato subito ad attrarre contractors americani in Afghanistan, Iraq e in altri luoghi ad alto rischio con pacchetti di pagamento annuo a più di 200mila dollari. Gli ex impiegati hanno dichiarato che molti di coloro che hanno firmato in qualità di addestratori – tra i quali sono inclusi più di 40 veterani americani, europei e commandos sud africani – non sapevano del coinvolgimento di Prince. Chambers non ha voluto rilasciare alcun commento.
Lui e Prince hanno iniziato a cercare soldati. Si sono appoggiati alla Thor Global Enterprises, una compagnia dell’isola caraibica di Tortola specializzata in “piazzamento di militari stranieri all’interno di posizioni nella sicurezza privata oltreoceano”, stando a quanto è scritto in un contratto siglato lo scorso maggio. I reclutamenti sarebbero stati pagati circa 150 dollari al giorno. In pochi mesi sono stati spianati ampi tratti di deserto e costruite le caserme. Gli Emirati hanno provveduto alle armi e agli equipaggiamenti necessari all’esercito mercenario, rifornendolo di tutto, dai fucili M-16, ai mortai, dai coltelli Leatherman, ai Land Rover. Hanno anche provveduto ad acquistare paracadute, motociclette, zaini – e 24mila paia di calze.
Per mantenere un profilo basso, secondo gli ex impiegati, Prince ha visitato di rado il campo o il complesso di ville di lusso vicino all’aeroporto di Abu Dhabi, laddove i dirigenti della R2 e gli ufficiali militari degli Emirati mettono a punto i programmi di addestramento e organizzano le consegne di armi per il battaglione. Egli si sarebbe fatto vedere, dicono, in una office suite alla DAS Tower – un grattacielo a pochi passi dalla spiaggia Corniche di Abu Dhabi, dove i bagnanti prendono il sole mentre i motoscafi e le moto d’acqua sfrecciano in mare. In membri del personale di questo luogo, secondo gli ex impiegati, gestiscono i lavori segreti per il governo degli Emirati. Nel Paese la legge vieta la divulgazione di documenti riguardanti i dati interni delle aziende, i quali contengono ovviamente anche le cariche sociali, ma le obbligano a mostrare i loro nomi sugli uffici e sulle vetrine. Nell’ultimo anno, il nome fuori da quella suite è cambiato almeno due volte – sostiene ora l’Assurance Management Consulting.
Mentre i documenti – inclusi i contratti, i bilanci e i progetti – ottenuti dal New York Times non menzionano Prince, gli ex impiegati dicono che sia stato lui a negoziare l’accordo con gli EAU. I documenti aziendali descrivono i possibili compiti del battaglione: azioni di intelligence, combattimento urbano, messa in sicurezza di materiali nucleari e radioattivi, missioni umanitarie e operazioni speciali “per distruggere personale e attrezzature nemiche”. Un documento descrive le “operazioni di controllo della folla” dove la folla “non è armata con armi da fuoco, ma rappresenta un rischio tramite l’utilizzo di armi improvvisate (mazze e pietre)”.
Le persone coinvolte nel progetto e i funzionari americani hanno detto che gli Emirati sono interessati alla possibilità di schierare il battaglione per rispondere ad attacchi terroristici e per sedare le rivolte all’interno dei disordinati campi di lavoro, i quali ospitano pachistani, filippini e altri stranieri che costituiscono il grosso della forza lavoro del Paese. La forza militare straniera è stata pianificata mesi prima che scoppiassero le rivolte della cosiddetta Primavera Araba, il propagamento delle quali è ritenuto improbabile negli EAU da molti esperti. Mentre l’Iran era motivo di particolari preoccupazioni.
Un occhio sull’Iran
Secondo gli ex impiegati, sebbene non ci sia alcuna aspettativa nell’utilizzo delle truppe mercenarie per un attacco segreto all’Iran, i funzionari degli Emirati hanno parlato di un loro possibile impiego per un assalto marittimo e aereo nel recupero di una catena di isole, per lo più disabitate, nel Golfo Persico, le quali sono al centro di una disputa tra l’Iran e gli EAU. L’Iran ha già inviato i suoi militari su una di queste isole, Abu Musa, e i funzionari degli Emirati desiderano da tempo riconquistare le isole e le loro potenziali riserve di petrolio.
Gli Emirati possiedono un piccolo esercito formato da soldati di terra, forze aeree e unità navali, così come un piccolo contingente per le operazioni speciali che ha servito in Afghanistan, ma in generale le loro forze sono considerate inesperte. Negli ultimi anni, il governo degli Emirati ha inondato di dollari le aziende americane per la difesa nel tentativo di rafforzare la sicurezza del Paese. Un’azienda gestita da Richard D. Clarke, un ex consigliere antiterrorismo sotto le amministrazioni Clinton e Bush, si è aggiudicata numerosi e remunerativi contratti per consigliare gli EAU sulle modalità di protezione delle loro infrastrutture.
Alcuni consulenti per la sicurezza ritengono che gli sforzi di Prince per assicurare agli Emirati una difesa contro il pericolo iraniano possano portare qualche beneficio anche al governo americano, che condivide con gli EAU la preoccupazione per la strisciante influenza dell’Iran nella regione. “Sebbene Erik Prince sia un paria negli Stati Uniti, potrebbe essere proprio ciò che il dottore consiglia agli EAU”, ha detto un consulente per la sicurezza americano che conosce l’attività della R2.
Il contratto include un paragrafo di politica legale ed etica che prevede che la R2 debba istituire procedure di responsabilità e disciplina. “L’obiettivo finale”, è scritto nel contratto, “è quello di garantire che i membri del team portino avanti questo sforzo mantenendo costantemente il programma sotto un profilo di professionalità e moralità da mantenersi anche a livello mediatico”. Ma gli ex dipendenti hanno sostenuto che i leader della R2 non hanno mai affrontato direttamente alcune delle questioni fondamentali riguardanti l’operazione. Le leggi internazionali che regolano gli eserciti privati e i mercenari sono ambigue, ma degli americani che sovraintendono alla creazione di un esercito straniero in terra straniera infrangono le leggi degli Stati Uniti?
Susan Kovarovics, una avvocato di commercio internazionale che consiglia le aziende circa i controlli sulle esportazioni, ha detto che, essendo la Reflex Responses una compagni degli Emirati, potrebbe non aver bisogno dell’autorizzazione del Dipartimento di Stato per le sue attività. Ma ha anche aggiunto che qualsiasi americano che lavori al progetto potrebbe incorrere in rischi legali se non ottenesse l’approvazione del governo a partecipare alla formazione di truppe straniere. Altre problematiche operative di base non sono state affrontate, hanno detto gli ex dipendenti. Quali sono le regole di ingaggio del battaglione? Cosa succederebbe se i civili rimanessero uccisi durante un’operazione? E può davvero un commando di latino americani dispiegato in Medio Oriente essere tenuto segreto?
Soldati importati
Le prime ondate di mercenari iniziarono ad arrivare l’estate scorsa. Tra di loro c’era un veterano, 13 anni passati nella forza di polizia nazionale della Colombia, di nome Calixto Rincón, di 42 anni, che si era unito all’operazione nella speranza di provvedere al mantenimento della sua famiglia e di vedere una nuova parte del mondo. “Eravamo a tutti gli effetti un esercito degli Emirati”, ha detto Rincón, tornato ora a Bogota, in un’intervista. “Loro volevano persone con molta esperienza provenienti da Paesi con conflitti interni, come la Colombia”.
Sul passaporto di Rincón è apposto un francobollo speciale con il simbolo dell’intelligence militare degli EAU, la quale sta supervisionando l’intero progetto, che gli permetteva di muoversi attraverso la dogana e i controlli dell’immigrazione senza subire alcuna domanda [alcuni documenti di reclutamento dal sito del giornale, ndr]. Egli si ritrovò presto coinvolto nelle quotidiane routine del campo, che rispecchiavano appieno quelle dei campi d’addestramento militare statunitensi. “Ci svegliavamo alle 5 del mattino e iniziavamo gli esercizi fisici”, dice Rincón. Il suo incarico includeva lavori manuali per l’espansione del complesso. Altri ex dipendenti hanno detto che le truppe – vestite in uniformi militari degli Emirati – erano divise in diverse compagnie destinate ad imparare manovre di fanteria di base, abilità di navigazione e addestramento pratico da cecchino.
Gli ex dipendenti sostengono che la R2 spende per il mantenimento del battaglione circa 9 milioni di dollari al mese, i quali includono i pagamenti degli stipendi dei dipendenti, le munizioni e decine di lavoratori domestici che cuociono pasti, lavano i vestiti e puliscono il campo. Rincón sostiene che lui e i suoi compagni non hanno mai fatto richieste particolari, mentre i loro capi americani avevano addirittura provveduto a far venire uno chef dalla Colombia per preparare piatti tradizionali. Ma la segretezza del progetto ha creato un ambiente simile ad una prigione. “Non abbiamo neanche avuto il permesso di guardar fuori della porta”, ha detto Rincón. “Potevamo uscire solo per il nostro jogging mattutino e tutto ciò che potevamo vedere era sabbia ovunque”.
Gli Emirati che le truppe fossero pronte per essere dispiegate già poche settimane dopo essere scese dall’aereo, ma è stato subito chiaro che le abilità militari dei colombiani erano ben al di sotto delle aspettative. “Alcuni di quei ragazzi non sarebbero in grado di colpire il muro di un fienile”, ha detto un ex impiegato. Altre reclute hanno ammesso di non aver mai sparato un colpo.
Ripensando i ruoli
Come risultato, i veterani americani e i commandos stranieri che addestravano il battaglione hanno dovuto ripensare i loro ruoli. Avevano pensato di dover agire solo da “consulenti” durante le missioni – ciò significa che non avrebbero dovuto sparare un colpo – ma nel frattempo, ha detto un ex funzionario, si sono resi conto che avrebbero dovuto combattere fianco a fianco delle loro truppe. A peggiorare le cose, i canali di reclutamento si sono inariditi. Gli ex dipendenti hano detto che la Thor ha dovuto lottare per far firmare e mantenere abbastanza uomini sul campo. Rincón ha contratto un ernia ed è stato costretto a tornare in Colombia, mentre altri sono stati respinti dal programma per uso di droghe e cattiva condotta.
Anche la leadership aziendale della R2 è stata spesso oggetto di mutamenti. Chambers, che ha aiutato a sviluppare il progetto, ha mollato dopo alcuni mesi. Una serie di altri alti dirigenti, alcuni dei quali ex impiegati della Blackwater, sono stati assunti e poi licenziati dopo poche settimane. Per sostenere l’armata, la R2 ha reclutato un plotone di mercenari sudafricani, inclesi alcuni veterani della Executive Outcomes, una società sudafricana rinomata per aver messo in atto tentativi di golpe o soppresso ribellioni contro i dittatori africani negli anni ‘90. I funzionari americani e gli ex impiegati hanno detto che il plotone doveva servire come forza di reazione rapida e ha iniziato l’addestramento per una missione in particolare: un attacco terroristico al grattacielo Burj Khalifa di Dubai, l’edifico più alto del mondo. Il plotone avrebbe dovuto mettere la situazione in sciurezza prima di cedere il controllo alle truppe degli Emirati. Ma il battaglione, durante lo scorso novembre, era ufficialmente in ritardo di preparazione. L’obbiettivo iniziale era quello di avere una forza di 800 uomini pronta per il 31 marzo. Gli ex impiegati hanno detto che recentemente il numero di uomini del battaglione era stato ridotto a 580 uomini.
I funzionari degli Emirati avevano promesso che se la creazione di questo primo battaglione avesse avuto successo, avrebbero pagato per un’intera brigata di diverse migliaia di uomini. I nuovi contratti sarebbero valsi diversi miliardi che avrebbero sostenuto il prossimo grande progetto di Prince: un complesso nel deserto per la formazione di truppe sul modello di quello della Blackwater a Moyock in North Carolina. Ma prima di andare avanti, gli ufficiali militari degli Emirati hanno insistito che il battaglione provasse il proprio valore in una “missione nel mondo reale”. Questo deve ancora succedere. Finora le truppe latino americane si sono allontanate dalla base solo per fare shopping e per qualche occasionale intrattenimento. Un ex impiegato ha detto che in una recente notte di primavera, dopo mesi di stanza nel deserto, le truppe sono salite su un anonimo pullman e sono state portate agli hotel nel centro di Dubai. Lì alcuni dirigenti della R2 hanno organizzato per loro una piacevole serata in compagnia di prostitute.
Mark Mazzetti da Abu Dhabi e Washington e Emily B. Hager da New York. Jeremy Carolina Gonzalez e Simon Romero hanno contribuito da Bogota in Colombia. Kitty Bennett ha contribuito con la ricerca da Washington.











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Guarda cosa dicono gli altri...[...] informatica. Nonostante ciò, un inchiesta di Mark Mazzetti ed Emily B. Hager per il New York Times rivela come Erik Prince abbia preso parte in prima persona alle [...]
[...] di recente impiegata in Libia e attiva anche in Siria . La sua più grande impresa fu in Iraq, dove si distinse per la brutalità e, come ritorsione, ebbe anche i suoi “martiri” [...]
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