Cipro: elezioni parlamentari con Bruxelles e Ankara alla finestra

Cipro nel Mediterraneo orientale

Il 22 maggio prossimo si terranno le elezioni parlamentari nella Repubblica di Cipro e, come dal 1974 a oggi, si porrà il problema della divisione dell’isola in una zona greco-cipriota e una turco-cipriota. Le tematiche derivanti da questa divisione sono centrali per una serie di questioni che coinvolgono la Grecia, la Turchia, i Paesi che si affacciano sul Golfo di Alessandretta e sul Mediterraneo orientale e l’Unione Europea. Le elezioni sull’isola sono, dunque, sempre seguite con grande attenzione da molti osservatori, in primis quelli di Ankara e Bruxelles. L’attuale presidente, Dimitris Christofias, si è impegnato notevolmente negli anni passati e il governo del suo AKEL (Partito Progressista dei Lavratori), insieme al DIKO (Partito Democratico) e al KISOS (Movimento dei Socialdemocratici), forma una coalizione che sembra abbastanza solida da superare indenne le elezioni parlamentari e, anzi, da potersi rinsaldare anche grazie alla positiva economia cipriota degli ultimi anni. Ma per la pacificazione e riunificazione dell’isola, purtroppo per i greco-ciprioti, non basterà avere un governo stabile e fortemente intenzionato ad ottenere questi obiettivi.

Il presidente della Repubblica di Cipro, Dimitris Christofias

Il conflitto che, seppur oramai latente, si mantiene vivo sull’isola da 37 anni e continua ad impegnare un contingente Onu (UNFICYP) per garantire la pace e mantenere sicura la cosiddetta Green Line (la linea che divide le due entità statali dell’isola), è forse la principale discriminante per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. La Repubblica Turca di Cipro Nord, infatti, dopo essersi autoproclamata indipendente nel novembre del 1983, è stata riconosciuta solo dalla Turchia, la quale mantiene sull’isola un contingente militare. Nel 2004 si votò in entrambe le parti dell’isola un piano di pace e riunificazione presentato nel 2002 dall’allora segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ma la proposta non passò a causa del voto contrario dei greco-ciprioti. Da quel momento sono stati fatti pochissimi passi avanti e nel 2009, quando sembrava che si fosse nuovamente prospettata una positiva conclusione dei negoziati per la riunificazione di Cipro, Recep Tayyip Erdoğan aveva prontamente promesso un graduale ritiro dei militari di Ankara dall’isola. La promessa del premier turco non è ancora stata portata a termine, anche a causa dell’elezione nell’aprile 2010 di Derviş Eroğlu, conservatore e nazionalista, come presidente di Cipro Nord, che ha rallentato notevolmente i negoziati di pace. Con probabile sollievo da parte di Erdoğan per non dover forzatamente mantenere la promessa.

La posizione strategica della regione turca di Cipro e l’influenza che può esercitare su di essa, è infatti una delle carte vincenti che Ankara vorrebbe tenere nel mazzo con cui giocare in Medio Oriente. Affacciandosi sul Golfo di Alessandretta, al confine tre Turchia e Siria, davanti al porto turco di Ceyhan a nord e alle acque territoriale israeliane a sud, Cipro Nord rappresenta per la Turchia una sorta di sentinella sui propri interessi energetici e commerciali, sopra e sotto le acque del Mediterraneo. I ricchi giacimenti di gas e petrolio trovati tra Cipro e Israele continuano ad essere, infatti, oggetto di disputa giuridica e la rotta commerciale che collega il Canale di Suez con il porto di Ceyhan, fondamentale per la Turchia, rimane così al sicuro. Nel caso in cui l’isola dovesse ritrovare una sua unità territoriale, Ankara potrebbe perdere la sua influenza e, con essa, la sua sentinella.

D’altro canto, con Cipro riunita le possibilità per la Turchia di entrare nell’Unione Europea incrementerebbero notevolmente. In questo momento, infatti, pur essendo la Repubblica di Cipro, quella filo-greca, ufficialmente membro dell’UE, questa non può applicare l’acquis communautaire in quanto non mantiene il controllo totale del territorio riconosciuto come suo dall’Unione. Per dirla in parole povere, è un po’ come se la Repubblica di Cipro Nord tenesse in ostaggio la completa adesione all’UE della controparte greca. La Turchia potrebbe e avrebbe dunque vantaggio nel vedere unita l’isola di Cipro? Quanto conta, se ancora effettivamente conta, per la Turchia l’ingresso nell’Unione Europea?

A questa domanda vorrebbero trovare risposta soprattutto i cittadini greco-ciprioti, i quali, seppur non contenti di dover pagare i costi della riunificazione, tantomeno vogliosi di vivere in uno stato confederato (motivi per i quali respinsero il piano di pace di Kofi Annan), vorrebbero comunque rivedere unita l’isola.

Mappa di Cipro

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