La svolta tattica del Gruppo Visegrad: la Polonia a capo di una forza militare congiunta
Il 12 maggio scorso il ministro della Difesa polacco Bogdan Klich ha affermato che la Polonia sarà a capo di un nuovo gruppo tattico militare del Visegrad Group (V4). Questa dichiarazione ufficiale è stata rilasciata a margine di un incontro tra i ministri della Difesa dei quattro Paesi facenti parte del V4 (Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca e Ungheria).
Il Visegrad Group è un alleanza formatasi nel febbraio del 1991 con la quale, finita la Guerra Fredda, i quattro Stati dell’Europa orientale (all’epoca tre, prima della dissoluzione della Cecoslovacchia) rispondevano alla necessità di creare un saldo blocco nella regione una volta decaduto il dualismo Usa-Urss. Oggi, a vent’anni dalla sua creazione, il Visegrad Group si ritrova immerso in un altro dualismo, quello Ue-Urss, stavolta dai confini meno precisi e le intenzioni future poco chiare. Ecco allora, con la Polonia portabandiera, l’idea di creare una forza militare unitaria. Dal 2013 i quattro Paesi dovrebbero iniziare le esercitazioni militari congiunte sotto il controllo della Nato Response Force e nel 2016 il comando dovrebbe affrancarsi da quello dell’Alleanza Atlantica.
Quello che può essere visto come un evento di poco conto, potrebbe, in realtà, essere considerato un punto di svolta focale per la politica estera sia europea che russa nella regione. In un commento di George Friedman, direttore del gruppo d’analisi americano Stratfor, dal titolo Visegrad: A New European Military Force, si legge:
“La semplice decisione del V4 di proporre un gruppo tattico comandato dai polacchi è uno di quei piccoli eventi che credo sarà considerato come un significativo punto di svolta […] Esso rappresenta un nuovo livello di preoccupazione per una realtà in evoluzione – il potere della Russia, la debolezza dell’Europa e la frammentazione della Nato. Questa era l’ultima cosa che i Paesi di Visegrad volessero fare, ma è proprio quella che adesso hanno fatto. Questo è il fatto significativo”.
A rendere necessaria la creazione di questo gruppo tattico, infatti, sono stati diversi fattori: il crescente potere energetico/economico russo e la tacita accondiscendenza di un’Unione Europea dipendente energeticamente dalle sue risorse naturali; la crescente predilezione di Berlino per una politica filo-tedesca, piuttosto che filo-europea e un suo avvicinamento strategico a Mosca; quello che oramai appare a tutti come un costante processo di sfaldamento dell’Alleanza Atlantica; la prospettiva di far parte dell’Unione Europea, Polonia e Repubblica Ceca in testa, che, a fronte delle ricorrenti crisi dell’Euro, non sembra più essere una volontà forte e decisa tra i Paesi dell’est come poteva invece esserlo qualche anno addietro.
La Polonia in particolare, lo Stato più grande e con l’economia più importante e in crescita della regione, sostiene da tempo la necessità di creare e potenziare una forza militare europea. Saranno il ricordo delle invasioni del secolo scorso e la paura di rimanere di nuovo intrappolata tra Germania e Russia, ma Varsavia si era già fatta in passato alfiere del sistema di difesa missilistica proposto dagli americani. Fosse anche come semplice garanzia, più che come dovere nei confronti della sua presenza nella Nato, la Polonia non si è mai tirata indietro come possibile Paese ospitante del sistema balistico, respingendo con forza ogni accusa o rimostranza di Mosca.
Nell’enclave russa di Kaliningrad si sono riuniti lo scorso fine settimana i ministri degli Esteri di Russia, Polonia e Germania, proprio per parlare tra le altre cose del sistema missilistico. Da quando Berlino e Parigi durante le riunioni del Triangolo di Weimar (meeting trilaterali tra Francia, Germania e Polonia) sono riuscite a convincere Varsavia ad inserire Mosca nei colloqui sulla sicurezza europea, i polacchi hanno visto assottigliarsi sempre di più la distanza politica tra Germania e Russia. Se si vuole considerare il fatto che la distanza fisica tra i due Paesi è coperta dalle pianure polacche, la spiegazione ai timori di Varsavia vien da sé. A Kaliningrad, dunque, la Polonia ha ribadito la necessità di un impegno sul campo da parte degli Stati Uniti nella creazione del sistema di difesa missilistica, il che significa soldati americani sul suolo polacco. Questa opzione è ovviamente avversata dai russi, i quali a riguardo non ricevono dall’Europa né un netto appoggio, tantomeno un netto diniego e tutto ciò contribuisce a innervosire il più esteso Paese d’Europa, chiuso a tenaglia, un’ennesima volta, dai due giganti.
Il gruppo Visegrad, dunque, rappresenta per Varsavia, ma come per lei anche per Praga, Bratislava, Budapest e per altri Paesi dell’Europa orientale (si parla di Romania, Bulgaria e giù a sud fino alla Turchia), un possibile punto di raccordo per quei Paesi che non fanno parte del gruppo dei grandi a Bruxelles, ma che si trovano a dover fronteggiare un possibile nemico comune: l’orso russo.









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