La Corea del Nord chiude al Sud e Pechino blocca all’Onu il rapporto sul commercio nucleare illecito di Pyongyang

Kim Jong-il_Hu_Jintao

Il leader nordcoreano Kim Jong-il incontra il presidente cinese Hu Jintao

La Corea del Nord chiude la frontiera e il telefono in faccia ai cugini meridionali. Un comunicato diramato dall’agenzia ufficiale del regime di Pyongyang, la Kcna, diffonde le parole di un portavoce della Commissione nazionale di Difesa: “L’esercito e il popolo della Corea del Nord non potranno mai negoziare con il traditore Lee Myung-bak e il suo clan”. Il riferimento esplicito al presidente sudcoreano fa intuire i toni del comunicato, che continua ammonendo Seoul che il Paese del “caro leader” Kim Jong-il “prenderà un’azione fisica, senza alcun preavviso e in qualsiasi momento, contro ogni bersaglio per fare fronte alla guerra psicologica anti-Repubblica popolare democratica di Corea”. Tagliati dunque i canali di mediazione militare e di negoziazione con il Sud, Pyongyang ha deciso di chiudere anche il valico del Kumgang, un monte situato in Corea del Nord, ma vicinissimo al confine con il Sud, attrazione turistica per entrambi e storico canale di comunicazione per via della ferrovia che dal 2007 collega le due entità statali.

Queste severe misure sono state decise da Pyongyang dopo le frizioni con Seoul avvenute nel 2010 a causa dell’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan e, sempre per mano nordcoreana, il bombardamento dell’isola di Yeonpyeong, costato la vita a due civili e due militari del Sud. Da quel momento, secondo il regime di Kim Jong-il, la Corea del Sud avrebbe intensificato una “guerra psicologica” la quale, senza che venga ben spiegato come, starebbe portando il livello del conflitto a un livello critico. La diffusione del comunicato da parte della Kcna, arriva oltretutto in un momento del tutto particolare, considerando che il “caro leader”, durante il suo recente viaggio in Cina, aveva augurato una rapida ripresa dei colloqui di pace con il Sud.

Il missile balistico nordcoreano Rodong-1

Il viaggio di Kim Jong-il in Cina, però, non ha portato solo cattivi auspici per il suo Paese. Pechino ha infatti impedito, almeno per il momento, la diffusione di un rapporto delle Nazioni Unite riguardante il programma nucleare di Pyongyang. Il rapporto redatto dalla commissione Onu che monitora il mantenimento della Risoluzione 1874 del 2009, infatti, registrerebbe una serie di violazioni dell’embargo sulla compra-vendita di armamenti pesanti, materiali e tecnologie per la costruzione di sistemi balistici nucleari, il quale tentava di eliminare, o almeno limitare, la rete parallela e illegale nordcoreana di vendita di sistemi e materiali nucleari. Pechino ha fatto sapere di aver “soltanto bisogno di tempo per studiare meglio la relazione”, ma il sospetto è che la Cina sia menzionata nel rapporto come uno dei Paesi coinvolti in questo network delle tecnologie nucleari illegali e che venga anche accusato l’Iran di essere un “cliente abituale” di Pyongyang. Per il governo cinese sarebbe un duro colpo quello di essere ufficialmente accusato di far parte, volontariamente o no, di questo traffico illecito. Il potere di veto di Pechino è stato dunque esercitato per bloccare momentaneamente il rapporto della commissione guidata dal rappresentante permanente del Portogallo all’Onu, Jose’ Felipe Morales Cabral. Di ciò si è avvantaggiata la Corea del Nord che, almeno per adesso, non vedrà incrementare il peso delle sanzioni delle Nazioni Unite o della pressione internazionale. Ma per Pyongyang si profilano tempi duri, a maggior ragione se taglierà totalmente i contatti con Seoul. La Cina protegge il regime di Kim Jong-il, ma non si può esporre eccessivamente per lui di fronte alla comunità internazionale al punto tale da svalutare il proprio peso dentro il Consiglio di sicurezza dell’Onu, né tantomeno si può permettere un conflitto armato esteso nella penisola di Corea. Le mosse di Pyongyang non potranno dunque essere sempre coperte dalla coperta cinese, questo Kim Jong-il lo sa e deve fare attenzione a non scoprirsi troppo.

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