Siria: a Rastan si contano altri 15 morti, a Damasco si contano i giorni rimanenti al regime

Carri armati del regime sulla strada per Rastan

Il regime siriano di Bashar al-Assad è arrivato davvero al capolinea. I continui, pesantissimi bombardamenti da parte dell’esercito sulla città di Rastan, hanno causato oggi gli altri 15 morti. Finora si contano più di 50 vittime nell’offensiva del regime contro i ribelli della provincia di Homs, e l’esercito non sembra volersi arrestare. Tutto ciò dopo che martedì scorso al-Assad aveva provato a calmare le acque con un amnistia che apriva le porte delle prigioni siriane ai detenuti politici, anche quelli ritenuti più pericolosi per il regime come i Fratelli Musulmani. Questo provvedimento, che potrebbe interessare fino a 10mila prigionieri, era tra quelli fondamentali richiesti dall’opposizione, ma nonostante sia stato preso non sembra sminuire la verve delle proteste, né tantomeno acquietare le violente risposte di Damasco.

Le speranze per al-Assad di uscire vincitore da questa situazione sono pressoché nulle e si stanno assottigliando velocemente anche quelle – qualche settimana addietro augurate anche dai nemici di Damasco – di rimanere al potere. Gli eventi che si stanno susseguendo dentro e fuori la Siria non sembrano prevedere alcun futuro per la famiglia alawita che ha governato il Paese per quarant’anni. Il 18 maggio l’amministrazione americana ha imposto una serie di sanzioni sul presidente siriano e su sei uomini del regime. Il 29 maggio hanno iniziato a girare su al-Jazeera le immagini di Hamza al-Khateeb, un bambino siriano di 13 anni che sarebbe stato detenuto, sfigurato, torturato e ucciso dai militari siriani. Infine i colloqui tra gli oppositori politici del regime che si stanno tenendo ad Antalya, in Turchia.

Un manifestante brucia una foto di Bashar al_Assad

Il fatto che sia proprio in casa dell’amichevole vicino che questi uomini si riuniscono e parlano di come far cadere il regime di al-Assad è quanto mai sintomatico del generale avviso che, oramai, anche i più vivi sostenitori del regime alawita siriano sono definitivamente convinti che al-Assad ha i giorni contati. In patria il popolo è avverso e non appena si registreranno le prime defezioni tra gli alti ranghi dell’esercito si instaurerà un effetto domino come quelli che hanno causato le cadute del regime tunisino ed egiziano, hanno messo in ginocchio la Libia di Gheddafi e stanno causando la caduta di Ali Abdullah Saleh in Yemen. Fuori dal Paese l’unico amico rimasto a al-Assad sembrerebbe essere l’Iran, ma anche a Teheran hanno gatte da pelare e i recenti dissidi tra il presidente Ahmadinejad e l’ayatollah Khamenei potrebbero riscrivere le priorità estere iraniane o comunque allentare i legami almeno fino alle prossime elezioni. Troppo tempo per pensare che Damasco possa resistere.

In molti si sono chiesti per quale motivo la comunità internazionale non sia intervenuta, come è accaduto per la Libia, quando il regime di al-Assad ha iniziato a sparare sul proprio popolo, causando finora più di mille vittime. Se all’inizio si temeva che un intervento diretto potesse andare a infrangere i precari equilibri mediorientali ed era opinione diffusa che al-Assad fosse il male minore, quando ci si è resi conto che a Damasco la famiglia alawita non poteva (o doveva) più regnare, per far venir meno il quarantennale regime degli al-Assad è bastato aspettare. A distruggere il palazzo di Damasco ci stanno pensando le fondamenta stesse dell’edificio.

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2 Responses to “Siria: a Rastan si contano altri 15 morti, a Damasco si contano i giorni rimanenti al regime”
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Guarda cosa dicono gli altri...
  1. [...] la maggior parte del territorio scosso dalle rivolte anti-governative e il presidente Bashar al-Assad che si trova costretto a badare alla propria sopravvivenza politica e …, nel nord e nord-est della Siria la popolazione curda si ritrova per le mani un’incredibile [...]

  2. [...] costa del Mediterraneo, che incitavano al boicottaggio dei prodotti turchi per protestare contro il voltafaccia che la Turchia avrebbe messo in atto nel giro di poche settimane. Ankara ha effettivamente preso le distanze da Damasco e la sensazione è che, oramai, Recep Tayyip [...]



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