In Georgia le rivolte contro Saakashvili provocano solo morti e feriti
A Tiblisi sono scesi in piazza nei giorni scorsi migliaia di georgiani per chiedere a gran voce al presidente Mikhail Saakashvili di lasciare il potere. Quella che pareva prospettarsi, come fu nel 2003, una nuova rivoluzione delle Rose, si è rivelata invece essere un clamoroso fallimento. L’opposizione al governo guidata da Nino Bourdjanadze, ex-alleata di Saakashvili durante le proteste che lo portarono al potere, si è trovata di fronte una dura repressione che ha portato a scontri violenti nelle strade della capitale e, stando a quanto riferisce Russia Today, ha causato almeno due vittime.
I georgiani sono scesi in piazza per protestare contro il graduale impoverimento della popolazione e un governo che non riesce a mantenere degli standard democratici degni di quell’occidente che Saakashvili usa come cavallo di battaglia per la sua politica interna ed estera. Proprio tirando in causa l’Unione Europea, uno degli obiettivi della Georgia di Saakashvili, il presidente ha risposto alle domande di Euronews sul perché della violenta reazione della polizia alle manifestazioni.
“L’ambasciatore dell’Unione Europea ha detto chiaramente che le azioni del governo sono state legittime e anche se qualcuno puo’ sostenere che c‘è stato un uso eccessivo della forza, è davvero difficile da dimostrare […] Il problema è che in una situazione di radicalismo e violenza, quando purtroppo ci sono delle vittime e le auto dei manifestanti sono superiori al numero di poliziotti, quando alcuni di loro vengono uccisi e altri feriti, si perde la testa”.
Saakashvili ha poi commentato la situazione generale del Paese e di come sia necessario prendere seri provvedimenti per evitare che le cose degenerino.
“Dobbiamo trovare nuovi approcci, attuare riforme molto coraggiose. Abbiamo licenziato il 90 per cento della burocrazia dopola Rivoluzionedelle Rose, abbiamo licenziato l’intero corpo di polizia in Georgia. Ogni volta che viene organizzata una manifestazione contro di noi sono lì: nelle recenti proteste la metà dei dimostranti erano ex poliziotti licenziati qualche anno fa. Quando l’abbiamo fatto sapevamo che saremmo andati incontro a questi problemi. La gente si è abituata a una situazione migliore: ora il tasso di criminalità è cinque volte inferiore a quello registrato in passato, siamo il secondo Paese piu’ sicuro in Europa, siamo uno dei tre Paesi meno corrotti in Europa. Ma questo è avvenuto a caro prezzo, ci siamo alienati alcuni strati della società e queste persone ci criticano. Ma occorre gestire tutto questo attraverso il dialogo politico, spiegare a tutti che non si torna indietro”.
Intanto l’opposizione, per bocca della Bourdjanadze denuncia violenze e arresti da parte della polizia. Le immagini di Russia Today testimoniano le brutalità della polizia, ma allo stesso modo si registra l’uccisione di due persone da parte di un auto del corteo della Bourdjanadze, la quale, scappando dalle cariche della polizia, ha investito un cittadino e un agente. Alla fine di queste giornate di violenze, dunque, la protesta si è affievolita, tanto per la repressione, quanto per l’incapacità e l’impopolarità dei suoi leader, lasciando il sangue dei feriti e delle vittime sulle strade della capitale georgiana, dove il potere autoritario e sostenuto dall’Occidente di Saakashvili si scontra contro il malessere di un Paese dove il vento russo che soffia da nord si fa ogni tanto un po’ più intenso.







