Il rilascio di Gilad Shalit: una vittoria per Israele e Hamas
“Hamas and Israel exchange prisoners” – Al Jazeera, 18 ottobre 2011
La prima parte dello scambio di prigionieri tra Hamas e Israele è andato a buon fine: il soldato Gilad Shalit è stato consegnato alle autorità egiziane al valico di Rafah - riaperto in seguito alla caduta di Hosni Mubarak - e poi preso in custodia da ufficiali israeliani, mentre Tel Aviv ha aperto le sue carceri a 477 palestinesi e per altri 550 il rilascio è previsto in una seconda fase.
Gilad Shalit ha rilasciato un’intervista ad una televisione egiziana prima di lasciare il Paese. Nel video il soldato israeliano ha lanciato un appello: “Spero che questo scambio porti alla pace tra israeliani e palestinesi e che rafforzi la collaborazione tra le due parti”. La detenzione di Shalit, iniziata nel giugno del 2006, era, infatti, uno dei temi scottanti e dei principali punti di attrito tra Israele e Hamas. Tel Avivi non aveva intenzione di abbandonare un suo soldato dietro le spalle, mentre per Hamas la sua cattura al confine con Gaza aveva un forte significato simbolico, senza dimenticare il fatto che è stato il primo soldato israeliano, dopo Nachson Wachsman nel 1994, ad essere rinchiuso in una prigione palestinese.
Hamas sembrerebbe essere il principale beneficiario di questo scambio, riportando un grande successo politico e diplomatico. Oltre a far liberare più di mille palestinesi in cambio di un solo israeliano, è riuscita anche a dimostrarsi in grado di condurre a parità di ruolo una ragionevole trattativa con un interlocutore riconosciuto ufficialmente come il governo di un altro Paese. Questo fattore indebolisce notevolmente anche la figura del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abbas, rafforzando invece il consenso nei confronti di Hamas, fazione che si oppone alla moderata politica del partito di governo Fatah.
Sebbene questo scambio sembri dunque essere un fallimento della politica interna ed estera di Israele, i suoi ufficiali hanno anzitutto riportato a casa il soldato Shalit e il governo di Benjamin Netanyahu ha inoltre stabilito, un primato nel dialogo con Hamas: Israele è disposta a trattare e accetta di parlare di fronte alla violenza. Rispetto alle recenti reazioni di Israele ad eventi giudicati come minacciosi, come nel caso del secondo tentativo da parte della Freedom Flotilla di arrivare a Gaza o della dura repressione nel giorno della Naqba nel maggio scorso, gli israeliani hanno stavolta dimostrato di essere disposti e aperti ad una trattativa. Netanyahu sembra, inoltre, saper ben interpretare i timori che riguardano i nuovi possibili assetti regionali del Medio Oriente: con Damasco non in grado di gestire il suo Paese, tantomeno Hamas, una continua estremizzazione del dialogo con i palestinesi e con gli egiziani andrebbe solo a discapito della sicurezza di Tel Aviv.
Anche il ruolo dell’Egitto nelle dinamiche politiche della regione mediorientale esce notevolmente rafforzato da questa vicenda. Il Cairo ha condotto da intermediaria le trattative e sul suo suolo si è svolta la consegna di Shalit. Un Paese come quello egiziano che si sta ricostruendo e vuole riaffermare il proprio potere politico, ha mostrato di non accondiscendere al semplice volere dei suoi fratelli musulmani, ma di sapersi schierare in favore del dialogo.








