Intesa dell’Ue sulle banche, il debito greco viene dimezzato. Chi metterà i soldi nel fondo salva-Stati?

Il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso

Leaders agree eurozone debt deal after late-night talks – BBC News, 27 ottobre 2011

Nella tarda serata di ieri è arrivata la prima intesa tra i governi dell’Unione europea riguardo la ricapitalizzazione delle banche, la situazione del debito greco e sul rafforzamento dell’Efsf, il Fondo europeo per la stabilità finanziaria. L’Euro, per ora, resta a galla: la Grecia riceverà aiuti per altri 130 miliardi entro il 2014 e l’Italia ha ottenuto dall’Ue il via libera riguardo gli impegni assunti dal governo, con la raccomandazione, però, che questi obiettivi vengano realizzati in tempi ragionevoli.

Le banche che saranno ricapitalizzate sono quelle già sottoposte agli stress test, ossia circa 90 istituti di credito che, entro giugno 2012, verranno agevolati dal piano di incremento del capitale di 106 miliardi di euro. Circa 14,7 miliardi saranno destinati agli istituti italiani. Il fine è quello di portare il tanto nominato Core Tier 1, ossia l’indice di solidità patrimoniale, al 9%, un livello particolarmente elevato, e vicino alle regole imposte dall’accordo Basilea III che entrerà in vigore nel 2019. Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria è un’organizzazione internazionale creata dai governatori delle banche centrali dei dieci Paesi più industrializzati nel 1974. Per finanziare questa fase di rafforzamento, le banche europee dovranno prima impegnarsi a reperire propri capitali, solo in seguito potranno chiedere il sostegno statale e, in ultima istanza, quello dello fondo salva-Stati Efsf.

Italia, Francia e Spagna, gli Stati più impegnati nelle varie fasi di negoziato, hanno cercato di imporre il loro pensiero anche sugli altri due argomenti all’ordine del giorno: la ristrutturazione del debito greco e il potenziamento del fondo di stabilità. I francesi, in particolare, hanno spinto per evitare una decurtazione eccessiva del debito di Atene in mano agli investitori privati, contrapponendosi alla Germania che era pronta a imporre un taglio sino al 60%, se le banche fossero state d’accordo.

Questo punto è stato il più dibattuto, e nonostante la spinta francese si è arrivati a un accordo che prevede una svalutazione del 50% del debito greco, esclusi i titoli detenuti dalla Banca centrale europea. In questo modo, il debito di Atene dovrebbe tornare sostenibile nel 2020, attestandosi su valori vicini al 120%.

Infine, il fondo di stabilità che viene raddoppiato (440 miliardi di euro la dotazione attuale) a 1000 miliardi di euro, attraverso due barriere di difesa che dovrebbero servire ad arrestare l’espandersi della crisi, in particolare verso Italia e Spagna, i due Paesi ora più a rischio. Una dei due firewall, così vengono definiti, sarà la fornitura di garanzie sino al 20% per le emissioni di titoli di debito, l’altra, invece, si basa sulla creazione di fondi a hoc, con garanzie rilasciate dall’Efsf, che serviranno ad attrarre investimenti internazionali.

L’accordo raggiunto dai 27 Paesi membri dell’Unione europea non convince. Un’intesa primaria è stata trovata sulla questione del capitale bancario. Ma quell’aura di pessimismo che gravita sulle banche europee nasce dal debito greco, o da un improbabile rischio di insolvenza per le singole banche?

La questione del debito di Atene sarebbe dovuta essere la prima su cui ragionare per poi arrivare alla definizione delle altre questioni presenti sul tavolo di Bruxelles. Assicurare la copertura del debito sinora emesso, escludendo i costi per i privati, sarebbe il primo passo per poter favorire questo processo. La richiesta di ricapitalizzazione alle banche, una manovra che avverrà in tempi graduali, potrebbe essere un semplice palliativo, soprattutto per i mercati che vogliono tutto e subito.

Dubbi permangono anche sull’aumento del fondo di stabilità. Alcuni esperti avrebbero preferito vedere il doppio dei soldi (2mila miliardi di euro) e la Bce al centro della gestione di questo esercizio, ma la Germania si sarebbe opposta sventolando lo spauracchio dell’inflazione. Intanto, domani il chief executiver officer dell’Efsf, Klaus Regling, si recherà a Pechino per un chiedere il necessario contributo finanziario agli investitori cinesi.

Lo spettacolo europeo di ieri, insomma, potrebbe rivelarsi un’ennesima messa in mostra insufficiente a fronteggiare la crisi in atto, visto che Bruxelles sta ancora cercando di capire chi debba mettere i soldi nel fondo salva-Stati.

Qui potete leggere il documento completo dell’accordo (Fonte: Il Sole 24 Ore) 

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Comments
2 Responses to “Intesa dell’Ue sulle banche, il debito greco viene dimezzato. Chi metterà i soldi nel fondo salva-Stati?”
  1. massimo scrive:

    nel caso succedesse anche per l’italia i nostri conti in baco o i buoni postali che fine farebbero?

    • Lello Stelletti scrive:

      Scusa Massimo per il ritardo, alcune vicende che rimandano alle dispute tra Siria e Turchia ci hanno distratto. Ti postiamo una risposta del nostro “esperto” che speriamo sia per te soddisfacente:

      Il taglio del 50% del valore dei bond greci si applica agli investitori privati, ma non i singoli individui, bensì banche e assicurazioni. Questo succede per ragioni di prudenza, uno degli aspetti fondamentali della redazione del bilancio, e quindi della presentazione del patrimonio (al resto del mondo). La scelta di questa soluzione per la Grecia, e in questa misura, si riflette tre ragioni:

      1) L’elevata rischiosità dei titoli Greci, decisamente più alta rispetto a quelli italici;
      2) Il fatto che la Grecia rappresenta un peso relativo all’interno dell’UE, sia politicamente che dal punto di vista monetario;
      3) infine, ottenere un abbassamento del livello dei debiti, perché altrimenti la Grecia non potrà più attingere sul mercato, quindi si incrementerebbe ulteriormente la possibilità di insolvenza.

      In Italia non verrebbe, almeno a mio parere, applicato un taglio di questa entità nell’ipotesi in cui venisse fatto un haircut anche sui nostri titoli. Ma i cittadini privati non subirebbero, almeno direttamente, degli effetti negativi, perché comunque non verrebbe toccato valore nominale e remunerazione dei titoli da loro posseduti. Per quanto riguarda i conti correnti tutti coloro che ne hanno uno con una disponibilità fino a 103.000 euro sarebbero tranquilli, in quanto riceverebbero l’intera somma indietro. Oltretutto, in termini più spicci, l’Italia è l’Italia: 60 milioni di persone e un debito pubblico tropo alto per esser lasciata fallire. L’intervento sarebbe immediato per salvare almeno il salvabile.

      Anche i numeri parlano in questo senso: il nostro debito è posseduto da noi per il 56% e dall’estero per il 44%. Altri numeri sono disponibili sul sito di Banca d’Italia, che comunque consiglio sempre a tutti di consultare.

      http://www.bancaditalia.it/statistiche/SDDS/stat_rapp_est/pos_est/pos_patr_est_0611/sddspne_ita-0611.pdf

      http://www.bancaditalia.it/statistiche/SDDS/stat_rapp_est/pos_est/pos_patr_est_0611/sddspne_ita-0611
      http://www.bancaditalia.it

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