La Siria accetta la proposta della Lega Araba, ma quali sono le reali intenzioni di Assad?

Una foto della sede della Lega Araba

Siria accept Arab League proposal to end crisis – Arab News, Ben Hubbard, 3 novembre 2011

La Siria ha accettato la proposta della Lega Araba che invitava il Paese mediorientale al ritiro dei veicoli blindati dalle strade e a fermare le violenze contro i manifestanti anti-regime. L’intervento della Lega Araba rappresenta uno dei pochi reali tentativi di porre fine alla crisi che da sette mesi sta vivendo la Siria e che ha portato alla morte di circa 3mila persone, vittime della repressione del regime di Bashar al-Assad.

Ad annunciare l’accordo è stato il ministro degli Esteri del Qatar, Hamad bin Jassim, il quale ha poi sollecitato Damasco a dar seguito alle parole i fatti. Secondo la proposta, la Siria dovrà non solo ritirare carri armati e veicoli bellici dalle strade e fermare le violenze contro i dimostranti, ma anche rilasciare tutti i prigionieri politici arrestanti dall’inizio della rivolta e aprire un dialogo con l’opposizione entro due settimane.

Il governo siriano avrebbe anche accettato di far rientrare giornalisti, gruppi per i diritti umani e rappresentati della Lega Araba per monitorare la situazione nel Paese, un risultato molto importante anche quest’ultimo se pensiamo che negli ultimi mesi molti giornalisti sono state espulsi dal  territorio siriano, mentre ad altri è stato proprio negato l’accesso. Il regime ha praticamente azzerato il giornalismo indipendente, rendendo difficile confermare i vari fatti susseguitisi sul suolo nazionale e facendo diventare i video amatoriali girati dagli attivisti e pubblicati online le principali fonti di informazione.

L’opposizione, intanto, ha deciso di testare subito il reale impegno delle autorità a porre fine alla repressione violenta e ha invitato i manifestati anti-governativi a scendere in piazza domani, indicando strade e piazze come le piattaforme per la lotta pacifica verso il raggiungimento dell’obiettivo, ossia la caduta del regime.

La scelta di Assad di accettare la risoluzione proposta dalla Lega Araba, però, lascia perplessità nella comunità internazionale. Lo stesso presidente, infatti, potrebbe giocare alcune carte a suo favore: l’obbligo al dialogo con l’opposizione, per esempio, potrebbe essere una lama a doppio taglia poiché, negli incontri che si terranno a Damasco, Assad potrebbe anche mostrare come le forze di opposizione si dimostrino riluttanti a trattare e quindi continuare la sua repressione politica.

Il piano della Lega, inoltre, potrebbe diventare a tutti gli effetti una comoda copertura dietro la quale la rivolta potrebbe essere definitivamente sedata grazie alla sola esistenza di un “dialogo nazionale”, anche se questo si dovesse inconcludente e senza risultati. Assad ha almeno due fattori che giocano a suo favore: una campagna mediatica che sta contribuendo a diffondere nel Paese i timori delle violenze settarie, questione a cui la Siria è storicamente legata e che suscita grande preoccupazione nella popolazione, e le divisioni interne all’opposizione che la renderebbero, per questo motivo, un interlocutore non attendibile.

Insomma, la Siria ha apparentemente accettato le proposte provenienti dalla Lega Araba. In realtà possiamo dire che il regime è stata praticamente costretto a farlo, ma senza una reale volontà di attuare il programma.

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