Elezioni in Marocco: scarsa affluenza, vittoria agli islamici e re Mohamed saldamente sul trono

Abdellah Benkirane, leader del partito moderato islamico Giustizia e Sviluppo, al momento del voto

Ieri si sono tenute le elezioni legislative in Marocco. Il voto elettorale ha premiato il partito moderato islamico Giustizia e Sviluppo che avrebbe ottenuto, secondo alcuni suoi importanti esponenti, tra i 90 e i 100 seggi dei 395 disponibili nella Camera dei Rappresentanti.

Dei 33 partiti presentatisi alle elezioni, solo tre potevano ambire alla vittoria: Giustizia e Sviluppo di Abdellah Benkirane appunto, l’Istiqlal del premier Abbas al Fassi e l’Rni del ministro delle Finanze Salaheddine Mezouar.

Una vittoria importante, anche se ampiamente annunciata, per il movimento che ha così raddoppiato la sua rappresentanza parlamentare rispetto alle votazioni precedenti. Il successo, benché importante, obbligherà comunque il leader Benkirane a creare un governo di coalizione.

 I dati forniti dal ministero dell’Interno marocchino parlano di un’affluenza alle urne del 45% degli aventi diritto, circa 13,6 miioni di persone. Un dato in netta crescita rispetto al passato, ma comunque basso.

Non avrà gradito il re, Mohamed VI, il quale puntava molto a questa tornata elettorale per dimostrare una netta differenza tra la situazione in Marocco e quella degli altri Paesi coinvolti nella primavera araba.

Il Marocco è giunto alle elezioni per volere proprio di re Mohamed VI che, dopo un periodo turbolento in cui il Paese è stato investito da una serie di manifestazioni progettate dal Movimento 20 febbraio con l’aiuto del gruppo islamista illegale Giustizia e Carità, ha deciso di indire una riforma della Carta costituzionale, approvata nel luglio scorso.

Nel nuovo testo vengono accolte richieste dei manifestanti ma, anche se vengono riconosciuti maggiori poteri a governo e parlamento, non mette in discussione il potere pressoché assoluto del sovrano. Possiamo dire, quindi, che non c’è stata una vera e propria riforma nell’organigramma del potere a Rabat.

Il futuro per il Paese, quindi, nonostante le elezioni resta incerto, data anche la precarietà del Movimento 20 febbraio, la cui azione negli ultimi mesi è andata sempre più scemando anche a causa delle repressioni forzate del regime. Il potere del re sembra saldamente al sicuro: Mohamed, anche se non pienamente soddisfatto dei risultati elettorali, può continuare a dormire sonni tranquilli.

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Comments
4 Responses to “Elezioni in Marocco: scarsa affluenza, vittoria agli islamici e re Mohamed saldamente sul trono”
  1. isabella scrive:

    della serie “Cambiare per non cambiare” ? il cammino democratico in questi paesi mi sembra sempre più difficile.

    • Lello Stelletti scrive:

      Il cammino democratico, per quanto sia non propriamente corretta la definizione di democrazia che abbiamo in Occidente per queste realtà, è assolutamente complicato. Certi sistemi sono così storicamente radicati che sarà veramente difficile che questi movimenti possano cambiare le cose. Sistemi monarchici quasi assoluti come il Marocco, o la situazione tribale dominante in Libia, rendono difficile esportare quel modello di democrazia, sempre che così la si possa chiamare, predominante in Occidente.

      • Ennio scrive:

        Già, aggiungendo che la stragrande maggioranza della popolazione è affezzionata radicalmente alla vecchia ideologia; se non c’è la voglia di cambiare non si cambierà mai. Punto e basta. Il nuovo leader, senza cravatta ma con la camicia, ha detto che “non entrerà nelle case della gente” e non imporrà il velo alle donne. A me suona come una minaccia. Chissà perchè….

      • Lello Stelletti scrive:

        Assolutamente. Il “conservatorismo popolare” è un’arma in più a favore di regimi che vogliono mantenere lo status quo come quello marocchino. L’unica differenza la possono fare situazioni come quella della Tunisia: un alto tasso di giovani, un contatto diretto grazie al Mediterraneo con l’Europa, quindi accesso alle ultime tecnologie in termini di socializzazione e condivisione. I giovani hanno una mentalità diversa perché in contatto diretto con altre realtà: loro, sì, possono far partire una rivolta con intenti riformatori, ma riusciranno poi a comandare? Verrà loro permesso da fratellanze religiose e alti comandi militari di prendere il potere, tramite voto elettorale sia chiaro, nella “nuova” realtà statale che si verrebbe a creare? Assolutamente no. Il concetto di “nuovo”, in certi contenti, ha un’accezione negativa.

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