Elezioni in Russia: smentiti gli exit poll, Russia Unita avrà la maggioranza assoluta
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Gli exit poll delle elezioni legislative in Russia pubblicati hanno fornito dei risultati sin troppo ottimistici per i partiti di opposizione. Nel corso dello spoglio, infatti, quando si è giunti al 75% dei seggi scrutinati, la percentuale di Russia Unita era ben differente da quella proposta dai risultati parziali resi noti ieri in serata. Da quel punteggio che oscillava tra il 45 e i 48%, tra fonti più o meno indipendenti, si è passati al 49,9%.
A fornire i dati è stata la Commissione Elettorale Centrale che ha confermato, inoltre, l’ottimo risultato del partito comunista, attestatosi al 19,35%. Discreti risultati anche per Russia Giusta, partito di centro sinistra, che centra un 12,98% e il partito liberal-democratico nazionalista con l’11,8%. Il risultato di Russia Unita è stato confermato, in seguito, quando lo spoglio è giunto al 96% delle schede, confermandosi al 49,5%, come dichiarato dal capo della Commissione, Vladimir Churov. Russia Unita, il partito guidato da Vladimir Putin, esce comunque ridimensionato da questa tornata elettorale, dopo il 64,3% delle precedenti elezioni del 2007, e in netto calo di popolarità e consensi.
La differenza con il risultato di ieri sera, però, lo fanno i numeri. Russia Unita con queste percentuali, benché non superi il 50%, avrà comunque la maggioranza assoluta dei seggi, 238 su 450, in virtù del meccanismo proporzionale su cui si basano le elezioni legislative in Russia. Con questa modalità, infatti, vanno ridistribuiti i voti dei consensi raccolti dai tre partiti che non hanno superato lo sbarramento del 7%.
Il partito del premier, prossimo candidato alle elezioni presidenziali di marzo, avrà una maggioranza minima, solo 13 voti, ma sufficiente a non dover impostare nessun tipo di coalizione e poter governare autonomamente. Con i risultati del 2007, Russia Unita, era, invece, in possesso di una maggioranza qualificata, grazie ai 315 seggi su 450 a diposizione, e quindi in grado di attuare anche modifiche costituzionali. Con i risultati attuali, per mettere in pratica dei ritocchi alla Costituzione, Putin dovrà stringere, per forza, qualche alleanza: i liberal democratici, e Russia Giusta, sono i primi indiziati in questo senso.
Le prime dichiarazioni ufficiali delle due figure di spicco del partito, Putin appunto e il presidente in carica, Dmitrij Medvedev, sono state abbastanza pacate: il premier ha parlato di “eccellente risultato in tempi difficili”, mentre Medvedev ha indicato come causa del calo di consensi “l’umore popolare”. Potrebbe essere, comunque, soddisfatto Gennadij Zjuganov, leader del partito comunista, visto il grande risultato ottenuto che ha visto il suo schieramento raddoppiare i consensi. Zjuganov, però, è sul piede di guerra, e già da ieri ha invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza per protestare contro quelli che ha definito “brogli massicci”.
Le contestazioni, per altro, non si sono fatte attendere. Nella sola giornata di ieri, la polizia ha fermato 260 persone nella capitale del Paese, Mosca, per manifestazioni non autorizzate che si proponevano di contestare la legittimità del voto. Altre 65 persone sono state arrestate a San Pietroburgo, 25 a Nizhni Novgorod, per un numero totale di 350 persone in stato di fermo. Anche oggi le piazze restano in agitazione: varie organizzazioni di opposizione, come Altra Russia, Solidarnost e altre ancora, hanno programmato tramite Facebook, un raduno in serata nei pressi di una stazione della metropolitana. Anche Iabloko e Causa Giusta, due partiti rimasti fuori dal parlamento per non aver superato la soglia di sbarramento, hanno annunciato di voler contestare le elezioni.






