Hamas potrebbe lasciare la Siria. L’Iran minaccia taglia a fondi e armi

Un'immagine delle proteste nella città di Daraa in Siria

Da International Business Times

La situazione in Siria non è più sostenibile e questo lo ha capito anche Hamas. Gli esponenti di medio e basso livello del gruppo politico-militante islamico starebbero, infatti, lasciando la loro sede di Damasco per trasferirsi a Gaza, in Sudan, in Qatar e in Libano, sebbene i vertici di Hamas, guidati da Khaled Meshal, rimarranno nella capitale siriana. Da Teheran, però, arriva l’altolà. L’Iran, infatti non sarebbe stato avvisato della decisione del partito islamico e ha dunque minacciato di tagliare i fondi, i rifornimenti di armi e le esercitazioni militari dei suoi attivisti ad Hamas se questi avesse abbandonato la Siria.

La decisione da parte di Hamas di lasciare Damasco è una scelta importante e un segnale forte per il Paese di Bashar al Assad. Questa scelta è stata presa, sebbene i leader del partito islamico non accettino di ammetterlo, in seguito alla decisione della Lega Araba di sospendere la Siria e a causa delle numerosissime critiche che il partito islamico ha subito da parte del mondo arabo per il suo sostegno ad un regime che sta causando un numero oramai decisamente eccessivo di morti tra i propri cittadini. Nei giorni passati, infatti, alcuni funzionari dell’organizzazione avrebbero chiesto ai leader di prendere distanza dalla violenza e dai morti di Damasco. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, l’opposizione siriana avrebbe oltretutto reso noto che, una volta caduto Assad, la nuova Siria non sarebbe intenzionata a preservare il legame tra Damasco, Teheran ed Hezbollah. Questa possibilità rappresenta uno scenario disastroso per Hamas che, della Siria e della sua amicizia con Assad, ha sempre fatto un perno fondamentale per la sua organizzazione.

La volontà da parte proprio di Damasco, così come di Teheran, di capire quali siano le reali intenzioni Hamas, si è però scontrata contro le dichiarazioni del partito stesso. “Hamas non ha preso nessuna nuova decisione – ha dichiarato Salah al Arouri, membro dell’ufficio politico – Di sicuro nessuna che riguardi il fatto di lasciare la Siria. Gli alti funzionari dell’organizzazione sono qui a Damasco e le nostre relazioni con lo stato e con i cittadini siriani sono eccellenti […] Non abbiamo alcuna intenzione di interferire con gli affari interni della Siria”.

La fuoriuscita dal Paese di molti funzionari di Hamas rimane comunque indubbia ed è un segnale chiaro. Le recenti vittorie, in elezioni più o meno democratiche, dei partiti islamici nel Nord Africa hanno segnato il passo, anche per nei confronti dei movimenti politici Mediorientali. In particolar modo il successo dei Fratelli Musulmani in Egitto potrebbe aver fatto capire anche ad Hamas che il mondo arabo, in questo momento, è disposto a dare vita a nuove forme di governo su base islamica, a patto che queste si presentino come forme democratiche. Il sistema turco di democrazia islamica sta prendendo il sopravvento nei Paesi del Nord Africa e Ankara ha oramai spostato il proprio asse dalla parte degli occidentali nei rapporti con Damasco. In un momento come quello attuale, in cui Israele viene considerato un eccesso e la Turchia, invece, la giusta via di mezzo, per Hamas allontanarsi dalla Siria di Assad e costruirsi un’immagine più democratica potrebbe essere, in prospettiva, una mossa vincente.

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