Iran: export in aumento e grandi progetti di cooperazione industriale. E le sanzioni internazionali?

Da sinistra, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e il suo omologo dell'Azerbaijan, Iham Aliyev
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Le sanzioni economiche comminate all’Iran in seguito alla pubblicazione del rapporto Aiea sul nucleare non sembrano fermare l’economia di Teheran. Secondo le stime del ministero degli Esteri iraniano, infatti, nei primi mesi dell’anno persiano (data di inizio: 21 marzo), l’export di energia elettrica è cresciuto del 23%. A riportare il tutto è stata l’agenzia stampa Irna, che ha spiegato come l’incremento delle esportazioni sia legato all’aumento delle riserve, prodotto grazie alla recente riforma del sistema dei pubblici sussidi.
Lo scorso novembre, dopo la prima fase d’inasprimento dei provvedimenti contro il regime iraniano, il vice ministro del Petrolio, Abdolhossein Bayat, si era mostrato molto sicuro riguardo l’inefficacia di queste misure: “Le sanzioni condurranno sicuramente a un incremento dei prezzi dei prodotti petrolchimici sui mercati internazionali e potrebbero involontariamente tradursi in un significativo aumento degli introiti generati dall’interscambio commerciale con l’estero perché l’Iran non perderà mai i suoi mercati di riferimento”.
Bayat ha fatto intendere che la posizione dell’economia iraniana nelle compravendite internazionali resta più che mai solida: “Grazie alla nostra influenza sui mercati globali e ai buoni rapporti con i paesi investitori non abbiamo assolutamente nulla da temere”. Sullo stesso piano le dichiarazioni di Majid Reza Hariri, presidente della Camera di Comemrcio Sino-iraniana. Hariri ha sostenuto che sanzioni “stanno rafforzando i legami commerciali con la Cina” che raggiungeranno quota 40 miliardi di dollari entro la fine del 2011.
Queste certezze non sono state smentite dai dati ufficiali. Riguardo l’elettricità, la Repubblica Islamica ha esportato da marzo 5.656 gigawatt-ora di energia a sette Paesi vicini: Afghanistan, Pakistan, Iraq, Turchia, Armenia, Azerbaijan e Turkmenistan. In questo senso, la politica di Teheran di imporsi come attore egemone regionale sta funzionando, in particolare con il mercato energetico azero: tramite Baku, infatti, l’Iran collegherà la propria rete elettrica a quella russa. La riforma del presidente Mahmoud Ahmadinejad sulla riduzione dei sussidi pubblici all’energia sta dando, quindi, i primi risultati, grazie al considerevole calo di consumi interni.
Anche per quanto riguarda gas e petrolio la situazione iraniana sembra in continua evoluzione. Fonti governative sostengono che negli ultimi sette mesi la produzione di prodotti petrolchimici sia aumentata del 2,5% per una quota totale di 24,5 miliardi di tonnellate, che si tradurrebbe in 8 miliardi di dollari di proventi derivati dalle esportazioni. L’amministratore delegato della National Iranian Gas Company, Hossein Bidarmaghz, ha dichiarato ieri al Teheran Times che la Repubblica Islamica aumenterà la compravendita del gas nella regione, soprattutto se questa manovra potrà favorire un collegamento strategico tra i principali Paesi produttori.
Le tratte prese in considerazione sono quelle tra il Turkmenistan e il Golfo Persico e sempre tra Asgabat e il Pakistan. Bidarmaghz ha reso noto che il Paese ha importato un milione di metri cubi di gas dall’Azerbaijan al momento, offrendo in cambio un accordo sul gas alla Repubblica di Nakhchivan, ex enclave azera nel territorio armeno e al confine con l’Iran. Teheran, inoltre, sempre a quanto dichiarato dall’amministratore delegato, ha raggiunto intese riguardo l’esportazione di gas con India e Oman.
Se servisse un’ultima dimostrazione riguardo l’inefficacia delle sanzioni internazionali, ci sono le parole del ministro del Commercio iraniano, Mehdi Ghazanfari. A Press Tv, il ministro ha parlato dei piani di investimento iraniani diretti vero progetti di estrazione dell’uranio e raffinazione del petrolio in Namibia, dove Teheran potrebbe costruire un centro di ricerca mineraria.
Questa struttura si rivelerebbe utile a creare posti di lavoro per il Paese africano, rafforzando la cooperazione economica tra i due Stati, e servirebbe anche come centro di formazione per i funzionari namibiani, i quali avrebbero molto da imparare dai rispettivi collaboratori iraniani, così come sostenuto dal ministro dell’Energia di Windhoek, Ekki Nghimtina. “La Namibia ha ottenuto dati molto importanti riguardo le riserve minerarie presenti sul proprio territorio, quindi c’è bisogno di formazione per i nostri addetti ai lavori da parte dei colleghi iraniani”. La Namibia è il quarto produttore mondiale di uranio, con risorse quantificabili intorno al 10% delle forniture mondiali. L’uranio è un elemento fondamentale nello sviluppo della tecnologia nucleare.






