Siria: almeno 100 morti nel giorno della firma del piano della Lega Araba

Il vice-segretario generale della Lega Araba, Ahmed bin Hilli, e il vice-ministro degli Esteri siriano, Faisal Mekda, si stringono la mano al Cairo
Da International Business Times Italia
Ieri, nel giorno della firma siriana sul piano della Lega Araba per l’invio di osservatori nel Paese, si sono registrati in Siria almeno 100 morti. Più di 60 vittime sono state causate dalla repressione di un tentativo di fuga da parte di molti soldati da due caserme nella regione di Idlib, vicino ala confine con la Turchia. I disertori sarebbero stati falcidiati dalle mitragliatrici delle forze di sicurezza. Altre 40 vittime civili sarebbero state causate ieri, soprattutto nella regione di Daraa e in quella di Homs.
Questa ondata di violenza segue, dunque, la decisione da parte di Damasco di attuare il piano della Lega Araba, una scelta giudicata dall’opposizione del Consiglio Nazionale Siriano (CNS) come un semplice temporeggiamento da parte di Bashar al Assad. Il CNS continua a esortare un intervento internazionale che metta definitivamente fine al regime di Assad, ma la firma di ieri al Cairo è probabilmente il massimo che ci si poteva aspettare, oltre alle sanzioni, in termini di sforzi internazionali. Damasco ha firmato seguendo i consigli di Iraq e Cina e, in particolar modo, le pressioni della Russia, sua principale e storica fornitrice di armi. Proprio Mosca e Pechino, infatti, molto difficilmente avalleranno un intervento armato da parte della Nato o autorizzeranno una condanna ufficiale da parte dell’Onu nei confronti di Damasco (proprio ieri si sono astenute da un voto al Palazzo di vetro su ulteriori condanne all’uso della forza da parte di Assad).
La soluzione della Lega Araba, rappresentando almeno ufficialmente, una pressione diplomatica non occidentale, ma da parte di Paesi musulmani, sembra essere al momento il miglior punto di svolta nella crisi siriana. L’invio di osservatori e la road map presentata ieri al Cairo potrebbe portare, certo non nel breve termine, ad una risoluzione dello stallo tra il regime e l’opposizione. Al momento, però, quello che si registra è un inasprimento delle violenze. In un comunicato il CNS ha condannato l’indulgenza internazionale nei confronti di Assad: “Il regime sta continuando a ignorare e aggirare le iniziative e le sanzioni prese nei suoi confronti. Al regime non devono essere concesse ulteriori scadenze o alternative”. Il segretario generale della Lega Araba, Nabil el Araby, ha spiegato chiaramente al quotidiano egiziano Al Shorouk: “In Siria non si ripeterà lo scenario che abbiamo visto in Libia”. Gli occidentali non interverranno a causa dell’estrema “complessità” della situazione e, evidentemente, per una serie di equilibri strategici presenti in Siria, ben più importanti di quelli meramente economici della Libia di Gheddafi. Gli alleati di Assad nella regione mediorientale potrebbero non premettere una facile uscita dalla crisi e la maggioritaria presenza alawita nelle fila delle forze di sicurezza siriane e a capo delle stesse potrebbe portare ad un conflitto civile in realtà molto simile a quello libico post no-fly zone.








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Guarda cosa dicono gli altri...[...] sforzi della missione degli osservatori della Lega Araba sembrano, dunque, non essere serviti a molto. A quanto traspare dalle notizie che giungono dalla [...]