Obama annuncia tagli alla difesa, ecco la nuova “Joint Force”

Il presidente statunitense, Barack Obama, nel corso delle conferenza stampa al Pentagono in cui ha annunciato la nuova "Defense Stratefic Review".

Puoi leggere questo articolo anche su IBTimes-Italia.

Tagli al budget militare, così inizia l’anno degli Stati Uniti. Washington aveva finito il 2011 completando il ritiro delle truppe dall’Iraq, e ora il presidente Barack Obama ha annunciato la sua idea di ristrutturazione della struttura del Pentagono. Lo scopo è creare un esercito più snello, ma allo stesso tempo di forma globale e meno costoso. I grandi obiettivi sono lo spazio e il cyberspazio, due le necessità geostrategiche: l’area del sud est asiatico e il Medio Oriente. L’idea è, quindi, rimodellare la struttura di difesa e sicurezza, collimando queste modifiche con il contingente bisogno di non intaccare il sistema economico.

Ad annunciare questo piano di cambiamenti è stato proprio Obama, affiancato dal ministro della Difesa, Leon Panetta, e dal capo degli Stati Maggiori congiunti, Martin Dempsey. La nuova “Defense Strategic Review” stabilisce la missione e le specifiche della nuova “Joint Force”, operativa, secondo il progetto, dal 2020. Obama è stato chiaro sin da subito riguardo il nuovo volto dell’esercito: “Il nostro esercito sarà più snello ma il mondo deve sapere che gli Stati Uniti manterranno la superiorità militare con forze armate agili, flessibili e pronte ad affrontare ogni tipo di situazioni e minacce”.

La sostanza di questo rinnovamento sono 190 mila soldati in meno, ossia una diminuzione delle forze armate a 490 mila effettivi. Verranno tagli decine di migliaia di militare per puntare come focus d’investimento alla Us Air Force e alla Us Navy, con una riduzione della spesa per 487 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Il presidente è stato molto chiaro in questo senso: “È importante ricordare a tutti gli americani, che nell’ultimo decennio, dall’11 settembre, il nostro budget per la difesa è cresciuto a ritmi straordinari. Ma il punto principale è che il budget per le spese militari rimarrà maggiore rispetto a quello della fine dell’amministrazione Bush”. Insomma, tagli ma con moderazione considerato che gli Usa continueranno a essere il Paese che spende di più per la difesa, con una cifra che da sola è maggiore di quella delle dieci nazioni che, a loro volta, investono maggiormente in questo settore dopo Washington.

“Guardiamo oltre le guerre in Iraq e Afghanistan per garantire la nostra sicurezza con forze terrestri convenzionali ridotte, investendo nelle capacità di cui avremo bisogno nel futuro come controterrorismo, intelligence, lotta alle armi di distruzione di massa e capacità di intervenire e operare dove ci viene impedito”. Così ha chiosato Obama, garantendo una nuova Joint Force di struttura globale, munita della tecnologia più avanzata e in grado di operare in ogni settore con operazioni rapide, così come ribadito da Panetta che ha sottolineato: “Continueremo a essere in grado di affrontare più nemici contemporaneamente”.

Il riferimento, in questo caso, è rivolto agli scenari attuali ma anche a quelli futuri che vedono gli Stati Uniti potenzialmente impegnati dal punto di vista militare. L’area Asia-Pacifico è ritornata ufficialmente prioritaria per l’amministrazione Obama dallo scorso novembre, mentre il Medio Oriente, resta per questioni politiche, economiche ed energetiche una regione chiave nell’applicazione del soft power statunitense. Attenzione particolare alla Cina, impegnata oggi in una fase di riarmo, e sui due “Stati canaglia” del XXI secolo, Iran e Corea del Nord.

Panetta, così come il documento ufficiale, è stato molto attento a non catalogare Pechino tra gli avversari. La realtà, però, è che l’intento della nuova Joint Force sarà quello di contenere l’espansione cinese nell’area regionale, riducendo di conseguenza il budget per l’area europea, l’America Latina e il continente africano, dove la presenza statunitense sarà permanente ma agirà in “operazioni congiunte con gli alleati” così da ridurre i costi. Risposta positiva da parte del segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, alla nuova strategia di difesa degli Usa: ”Accolgo con favore l’annuncio del presidente Obama sulla revisione della strategia di Difesa Usa, che fa seguito alle consultazioni con gli alleati, apprezzando il continuo impegno degli Stati Uniti alla sicurezza europea a preservare a forza e la solidarieta’ della nostra Alleanza e a sostenere la nostra difesa collettiva”

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