Medio Oriente, Panetta: Israele pronto ad attaccare l’Iran entro giugno

Da sinistra, il segretario della Difesa statunitense, Leon Panetta, e il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak

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Leon Panetta, segretario della Difesa americano, è convinto che Israele potrebbe colpire l’Iran con un attacco mirato ai siti nucleari sul territorio tra aprile e giugno. Questo pensiero espresso da Panetta è stato pubblicato dal Washington Post grazie a David Ignatius, inviato del giornale americano, in viaggio con il segretario durante la sua trasferta a Bruxelles. Panetta, che non ha ne smentito, ne comprovato quanto riportato dal Post, è convinto che la possibilità di un attacco israeliano contro Teheran nei mesi di aprile, maggio o giugno sia molto probabile. Il periodo primaverile sarebbe il prescelto in quanto anticiperebbe quella che Israele descrive come una “zona di immunità” per la costruzione di un ordigno nucleare.

La preoccupazione principale degli israeliani è che la Repubblica Islamica inizi ad arricchire l’uranio a livello di proliferazione bellica, ossia del 90%. Tutto questo, però, avverrebbe in una struttura sotterranea che i missili anti-bunker di Tel Aviv non sarebbero capaci di colpire. In quel caso, solo gli Stati Uniti, dotati di missili con una maggiore capacità di penetrazione nei bunker sotto terra sarebbero in grado di colpire e danneggiare queste nuove installazioni iraniane. Ma Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, ha lasciato intendere già in passato che non ha intenzione di far dipendere il destino di Israele totalmente dalle decisioni di Washington.

La retorica interventista israeliana di ieri, per altro, non fa che confermare il pensiero di Panetta. Il vice premier e ministro degli Affari Strategici, Moshe Yàalon, durante una conferenza sulla sicurezza ha dichiarato che Teheran starebbe sviluppando missili balistici con una gittata di 10 mila chilometri, in grado quindi di colpire anche gli Stati Uniti. proseguendo, Yàalon ha precisato che tutti i siti nucleari iraniani sono vulnerabili a un attacco militare: “Ogni struttura difesa da un essere umano può essere penetrata da un essere umano. È possibile bombardare i siti iraniani. E lo dico sulla base della mia esperienza come Capo di Stato Maggiore dell’Aviazione israeliana”.

Pesanti le parole anche del ministro della Difesa, Ehud Barak, che sempre ieri sera ha avvisato gli alleati di Tel Aviv riguardo la presa in considerazione dell’opzione militare contro l’Iran. Secondo Barak, questa possibilità va valutata prima che sia “troppo tardi”, dato che tutti sanno che il programma atomico militare iraniano verrà portato a termine. Questo potrà accadere lentamente, ma avverrà sicuramente a meno che non si intervenga efficacemente per impedirlo: “Quelli che ora dicono ‘dopo’ potrebbero scoprire che dopo sarà troppo tardi”. Il ministro ha, inoltre, confermato il proprio sostegno alle nuove sanzioni sul blocco petrolifero imposte dall’Unione europea.

In termini di retorica belligerante, sono giunte oggi le parole del grande ayatollah, Ali Khamenei. La guida suprema religiosa iraniana ha affermato nel suo sermone del venerdì che l’Iran “sosterrà ogni gruppo o Paese che contrasti o combatta Israele”, per proseguire definendo il “regime sionista” come “un vero tumore maligno che deve essere rimosso”. Khamenei non è nuovo a questo tipo di affermazioni, anche se nell’ultimo periodo ha rialzato notevolmente i toni, non lesinando particolare attenzione alla politica estera. In questo caso, l’ayatollah ha puntato il dito contro il Cairo: “L’Egitto deve bruciare il Trattato di Camp David con Israele” per riprendere “il suo ruolo di difensore dei diritti dei palestinesi”. Khamenei è convinto che il Consiglio militare alla guida del Paese africano non sarà influenzato dagli Stati Uniti e da Israele come successo in passato con il regime di Hosni Mubarak.

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Comments
2 Responses to “Medio Oriente, Panetta: Israele pronto ad attaccare l’Iran entro giugno”
  1. fausto scrive:

    Bella forza, riguardo all’Egitto: gli islamisti hanno stravinto le elezioni. Dispongono dei due terzi dei consensi. Il cambiamento politico c’è già stato.

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