Le tre stelle nascenti del partito repubblicano
Le tre stelle nascenti del partito repubblicano
di Federico Di Gioia – 13 febbraio 2010
All’interno del Grand Old Party si sente la necessità di aria fresca. Dopo aver tentato di scalare la presidenza rispondendo al giovane e vigoroso Obama con un acciaccato John McCain e un’inadatta Sarah Palin, le finestre delle vecchie e polverose stanze dove riposa l’elefantino repubblicano sono state spalancate. Sarà per un fatto di consapevolezza o per una mera necessità, ma i vertici del partito di Lincoln sono alla disperata ricerca di un leader che rinnovi la linea politica o ne dia un’immagine diversa da quella stereotipata del falco attaccato al suo nido. I nomi sono tre: Michael Steele, Piyush “Bobby” Jindal e Jonathan Krohn.
A fine febbraio è stato eletto, seppur con qualche lamentela, il nuovo capo del partito. È Michael Steele, il primo segretario repubblicano afroamericano. Si potrebbe sottolineare che nelle fila del partito hanno militato e militano già numerosi afroamericani che hanno ricoperto cariche istituzionali ben più importanti, come Condoleeza Rice o Colin Powell, ma Steele è il primo ad avere il compito di guidare il partito e a dettare la linea politica che deve rilanciarlo. Per il neo segretario l’obbiettivo fondamentale è sdoganare l’immagine del GOP da quella di partito dei bianchi per gli interessi dei bianchi. “Io sono un repubblicano a cui è anche capitato di essere nero”. Così ha esordito Steele, palesando la necessità di rendere il partito Repubblicano di tutti e per tutti.
Il multietnicismo americano è un fattore che pare essere preso in considerazione dal partito conservatore solo oggi. Ecco allora che un altro nuovo eroe presentato dal GOP è di origine indiana. Piyush Jindal, si fa chiamare “Bobby” dagli anni della High School, nei quali ha iniziato la sua scalata verso il successo raggiungendo traguardi ogni volta impensabili per la sua età. Diplomatosi a 16 anni ha poi conseguito due lauree (biologia e scienze politiche), a 25 anni è segretario alla sanità della Louisiana, il suo Stato natio, e in tre anni porta il clamoroso deficit del sistema sanitario statale ad un esuberante surplus. Nel 2007 a 36 anni diventa governatore dello Stato ed è il più giovane di tutti gli USA. La sua politica risolleva una regione martoriata dall’uragano Katrina ed accoglie consensi anche dai democratici che nell’amministrazione precedente avevano avuto difficoltà nella gestione dell’emergenza. Per molti commentatori politici il suo stile ricalca quello dell’ex presidente Ronald Reagan e il suo nome era stato accostato in campagna elettorale a quello di McCain per sostenere la sua candidatura. Col senno di poi la scelta di Sarah Palin, più vicina alla retorica combattiva e conservatrice del partito, è sembrata a molti quella meno adatta di fronte all’alternativa democratica. Proprio come Obama, infatti, Jindal rappresenta in pieno l’american dream e la necessità di riavvicinare la politica ai cittadini. All’interno del GOP non sono in pochi a pensare a lui come nome da contrapporre al Presidente alle elezioni del 2012.
L’ultima nuova stella del partito, per quella data sicuramente non avrà l’età per presentarsi, ma la volontà di farlo tra una ventina di anni gli si sente nella voce. Jonathan Krohn, 14 anni, è intervenuto di recente ad un congresso del partito, rianimando una platea vecchia e depressa. L’anno scorso ha scritto un libro intitolato “Definire il conservatorismo” e oggi solca tutti i principali palcoscenici televisivi esponendo i suoi quattro punti politici con un eloquio sorprendente anche per molti “colleghi” più adulti. “Rispetto della costituzione, rispetto della vita, governo minimo e responsabilità personale”. Sono questi i punti fermi del ragazzo prodigio di Atlanta che ha iniziato a seguire la politica a 8 anni e che, con la madre rigorosamente al suo fianco, sembra volersi proporre come il vero astro nascente del partito.
Insomma, il GOP, proprio come nel mito di Dorian Gray, corre alla ricerca di nuovi leader sempre più giovani per svecchiare un’immagine logora e vecchia, ma, come l’antieroe di Oscar Wilde, deve fare attenzione a non guardarsi di nuovo alle spalle per ricadere nei vecchi difetti.






