Le rivolte in Medio Oriente: Yemen
Da tre mesi in Yemen si protesta contro il regime del presidente Ali Abdullah Saleh. Le prime manifestazioni sono iniziate a Sanaa, la capitale del Paese mediorientale, ma ancora oggi non si è riusciti a giungere a una risoluzione della crisi. In questo momento, infatti, Saleh è riuscito a conservare quel sostegno sufficiente per continuare a ritardare la sua dipartita dal potere tanto incoraggiata dalle opposizioni. Allo stesso tempo, però, l’autorità dl presidente al di fuori del territorio della capitale è in diminuzione, date le sempre più numerose azioni di vari gruppi di ribelli.
La prospettiva di una lunga lotta politica per Saleh sarebbe un vero colpo di fortuna, secondo gli Usa, per al Qaeda che potrebbe espandere le sue attività nella Penisola araba. Saleh, infatti, è stato da sempre un vassallo statunitense nella regione e un importante alleato in veste anti-terroristica. La situazione che si verrebbe a creare, qualora venisse smantellato il regime di Saleh nella sua totalità, sarebbe molto complicata da gestire per Washington: nella migliore delle ipotesi si andrebbero a perdere anni di investimenti americani nella cooperazione yemenita contro al Qaeda; nella peggiore, ossia una guerra civile, il radicalismo islamico avrebbe possibilità di guadagnare terreno nell’area grazie all’assenza di un forte potere legittimo di contrasto. Ad aumentare le paure americane sono state le azioni di un gruppo jihadista islamico di nome Aden-Abyan che di recente ha messo in atto un raid su un grande deposito di armi a Jaar, città della provincia meridionale.
Le opposizioni al regime di Saleh hanno contestato questa visione dei fatti. La minaccia jihadista è solo una manovra utilizzata dal presidente per convincere l’Occidente a non ritirare il proprio appoggio al suo regime. Alcuni esponenti dell’opposizione sostengono, addirittura, che sono state proprio le scelte politiche di Saleh che hanno portato alla nascita della divisione regionale di al Qaeda, l’Aqap (al Qaeda in the Arabian peninsula). La sostanza, quindi, sarebbe che con la caduta del suo regime si sarebbe potuto rispondere alle preoccupazioni antiterrorismo degli Stati Uniti fornendogli libero accesso grazie alla formazione di nuove alleanze politiche. Un motivo in più, quindi, perché la Casa Bianca si pronunciasse, dopo un periodo troppo lungo di silenzio, a sfavore del presidente yemenita.
D’altronde la presenza invasiva degli islamisti radicali negli apparati del potere non è una novità e trova le sue origini in fatti antecedenti all’unificazione dello Yemen avvenuta nel 1990. La tribù al Fadhli, una delle più potenti attive proprio nella regione meridionale di Abyan, aveva alla guida Tariq al Fahdli, un reduce della guerra afghana tra le file dei rivoltosi islamici anti-sovietici. Dopo varie vicissitudini e lotte intestine con i marxisti che controllavano l’area meridionale, Tariq e i suoi seguaci vennero prima arrestati, ma poi firmarono un accordo con Saleh per cacciare definitivamente i socialisti presenti nel sud che nel 1993 erano pronti a scatenare una guerra civile con il nord. Furono, quindi, proprio dei jihadisti a garantire a Saleh il mantenimento della sua posizione, e, per questo, è comprensibile come la loro azione non sia per niente diminuita ma, anzi, si sia radicata anche nelle stanze del potere.
Ovviamente la presenza di militanti islamici ha profonde implicazioni per il profilo di approccio al terrorismo del Paese. Islamisti, di diverse appartenenze ideologiche, sono stati premiati con posizioni nell’ambito della sicurezza e dell’intelligence yemenite, con una forte concentrazione nella PSO, la Political Security Organization. Questa organizzazione agisce separatamente rispetto al ministero degli Interni e, secondo quanto si suppone, risponde direttamente al presidente, anche se a lungo ha operato in modo autonomo favorendo una serie di importanti evasioni, omicidi politici e attività militanti in tutto il Paese. A oggi, la figura leader del PSO Ghamesh al Ghaleb ha mantenuto la propria fedeltà a Saleh, ma la lealtà complessiva dell’intera organizzazione è abbastanza discutibile.
Molti di coloro che all’interno di questo apparato militare hanno combattuto nella guerra civile del 1994 per sconfiggere i militanti dello Yemen del sud e, quindi, formavano una base di supporto fondamentale per la presidenza Saleh. Oggi, questi uomini costituiscono la vera e propria vecchia guardia nell’entourage del potere. Mescolati tra di loro ci sono i mujaheddin combattenti tornati dall’Afhanistan, mentre alla guida di questa piccola elite c’è da sempre il generale Ali Mohsen al Ahmar, fratellastro di Saleh e, in questo momento, l’uomo impegnato nella pratica che dovrebbe portare alla sua deposizione. Mohsen è stato un alleato molto importante per Saleh negli anni ’90, giocando un ruolo fondamentale nella difesa del regime da parte di vari colpi di stato e nella vittoria dell’esercito del nord contro le insurrezioni del sud nel 1994. Mohsen per questi meriti è stato ampiamente ricompensato con ampi finanziamenti in ambito militare e con il controllo su diverse province del Paese, superandone per influenza i governatori amministrativi designati.
Il generale Mohsen, insomma, è stato una delle figure chiave nel decennio finale del ventesimo secolo, ma all’inizio degli anni 2000 nuove sfide si sono presentate per i simpatizzanti islamici della vecchia guardia. All’inizio del nuovo millennio, infatti, ci fu il bombardamento della USS Cole, il cacciatorpediniere americano che mentre era ormeggiato nel porto di Aden in fase di rifornimento, venne colpito da un’imbarcazione esplosiva. L’attentato venne poi ricollegato ad al Qaeda. Da quel momento in poi, Saleh ricevette una serie di pressioni dagli Usa per reprimere l’attività del movimento terroristico e i suoi protettori, dentro e fuori dal territorio yemenita. Temendo la reazione sul piano politico che sarebbe potuta nascere da un’azione militare unilaterale di Washington nello Yemen e, soprattutto, tentato dalla grande quantità di aiuti anti-terrorismo che sarebbero giunti direttamente nelle sue mani, Saleh ha elaborato una nuova strategia con l’obiettivo di mettere ai margini la vecchia guardia, diventata oramai progressivamente sempre più problematica da gestire.
Sulla scelta di Saleh, però, pesarono anche altri fattori. Il presidente stava rifondando la classe politica per crearsi un piano di successione puntando tutto su una generazione più giovane che fosse, però, disposta a lasciarlo alla guida del Paese. Anticipando, così, la possibile sfida con Mohsen e i suoi alleati, Saleh ha creato dal nulla nuove e distinte agenzie di sicurezza selezionate sotto la tutela statunitense in grado di confrontarsi con i membri della vecchia guardia. Così è nata una nuova generazione.










Comments
7 Responses to “Le rivolte in Medio Oriente: Yemen”Trackback
Guarda cosa dicono gli altri...[...] Oriente: BahrainLe rivolte in Medio Oriente: KuwaitLe rivolte in Medio Oriente: OmanLe rivolte in Medio Oriente: YemenLe tre stelle nascenti del partito repubblicanoNovità di una ribellioneUno sguardo sulle [...]
[...] Oriente: BahrainLe rivolte in Medio Oriente: KuwaitLe rivolte in Medio Oriente: OmanLe rivolte in Medio Oriente: YemenLe tre stelle nascenti del partito repubblicanoNovità di una ribellioneUno sguardo sulle [...]
[...] Oriente: BahrainLe rivolte in Medio Oriente: KuwaitLe rivolte in Medio Oriente: OmanLe rivolte in Medio Oriente: YemenLe tre stelle nascenti del partito repubblicanoNovità di una ribellioneUno sguardo sulle [...]
[...] Oriente: BahrainLe rivolte in Medio Oriente: KuwaitLe rivolte in Medio Oriente: OmanLe rivolte in Medio Oriente: YemenLe tre stelle nascenti del partito repubblicanoNovità di una ribellioneUno sguardo sulle [...]
[...] Oriente: BahrainLe rivolte in Medio Oriente: KuwaitLe rivolte in Medio Oriente: OmanLe rivolte in Medio Oriente: YemenLe tre stelle nascenti del partito repubblicanoNovità di una ribellioneUno sguardo sulle [...]
[...] Oriente: BahrainLe rivolte in Medio Oriente: KuwaitLe rivolte in Medio Oriente: OmanLe rivolte in Medio Oriente: YemenLe tre stelle nascenti del partito repubblicanoNovità di una ribellioneUno sguardo sulle [...]
[...] Oriente: BahrainLe rivolte in Medio Oriente: KuwaitLe rivolte in Medio Oriente: OmanLe rivolte in Medio Oriente: YemenLe tre stelle nascenti del partito repubblicanoNovità di una ribellioneUno sguardo sulle [...]